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Ugo Foscolo: Alla musa


Pur tu copia versavi alma di canto
su le mie labbra un tempo, Aonia Diva,
quando de' miei fiorenti anni fuggiva
la stagion prima, e dietro erale intanto

questa, che meco per la via del pianto
scende di Lete ver la muta riva:
non udito or t'invoco; ohimè! soltanto
una favilla del tuo spirto è viva.

E tu fuggisti in compagnia dell'ore,
o Dea! tu pur mi lasci alle pensose
membranze, e del futuro al timor cieco.

Però mi accorgo, e mel ridice amore,
che mal ponno sfogar rade, operose
rime il dolor che deve albergar meco.

Il tema del sonetto composto nel 1802, manifesta la consapevolezza che l’inspirazione poetica ormai viene meno e la pena da parte del poeta di non poter più trovare alcuna consolazione nella poesia. Tuttavia rimane in lui l’ombra della Musa che riesce ancora a fermare nel sonetto. Pertanto, il poeta è cosciente che senza i sogni, senza i miti, senza la poesia restano i all’uomo soltanto i ricordi e la paura per il futuro incerto lungo la strada che conduce al silenzio più assoluto (= la morte). Invano egli cerca un conforto in poche e faticose rime

Parafrasi

Eppure un tempo, O Musa, [la musa è chiamata aonia Diva perché tale aggettivo è derivato dall’altro nome attribuito alla Beozia, regione greca su cui si innalza l’ Elicone, la montagna delle Muse] eri solita infondere sulle mie labbra tante poesie, negli anni in cui fuggiva la mia prima stagione (= la giovinezza) e dietro essa seguiva quest’età più matura (= la seconda giovinezza)

che, assieme a me discende verso la muta riva del Lete [Il Lete è il fiume infernale dell’oblio che induce al silenzio totale e che quindi fa spegnere ogni voce poetica]
Ora ti sto invocando, ma non sono ascoltato: Ahimé del tuo spirito è solo viva una scintilla [ si tratta della scintilla che concede al poeta di invocare la Musa ed aggiungere alla sua opera poetica questo sonetto]
Anche tu fuggisti, O Musa, insieme al tempo, insieme alla mia prima giovinezza! E mi lasci in preda ai ricordi pensierosi e nel timore del futuro ignoto.

Per questo mi sto accorgendo [a causa dell’abbandono della Musa] e me lo confermano le passioni (= amore)da cui sono in continuazione travolto perché posso solo elaborare con fatica poche rime ( rade, operose rime) a causa del dolore che deve essere sempre in me.

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