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Foscolo: Dei Sepolcri


Dei Sepolcri è un poemetto formato da 295 endecasillabi sciolti (non legati tra loro da strofe), definito da Foscolo “Carme” (Poesia impegnata e solenne in tono alto) ed “Epistola” (Destinatario: Ippolito Pindemonte).

L’occasione per la composizione dell’opera è una discussione tra Foscolo e Ippolito sull’editto di Saint Cloud del 1804: Le tombe, per motivi igienici, dovevano essere messe fuori dalle mura delle città e, per motivi di uguaglianza, dovevano essere tutte uguali.
Pindemonte (Cattolico) non è d’accordo perché dava importanza alla sepoltura individuale. Foscolo (Materialista) considerava la morte come la fine di tutto e quindi era d’accordo.

Questa discussione avviene nel 1806. Successivamente, Foscolo ripensa al tema della tomba e scrive I Sepolcri (1807).
I Sepolcri sono una “palinodia” (ritrattazione) perché, in questo poemetto, Foscolo parte della negazione del valore della tomba per arrivare alla posizione opposta -> La tomba serve sia a livello individuale che a livello collettivo.

La novità di quest’opera è nel fatto che Foscolo, senza rinunciare alle sue posizioni materialistiche e meccanicistiche, cerca di verificare se è possibile per l’uomo ottenere, raggiungere una forma di sopravvivenza senza cedere alle consolazioni del pensiero religioso ma laico. Da questo punto di vista arriva, in conclusione, a parlare della morte. Per Foscolo con la morte finisce tutto però è possibile una forma di sopravvivenza attraverso la tomba, la quale permette ai vivi di ricordare i morti e di trarre ispirazione dalle tombe dei grandi italiani per agire in modo generoso ed eroico e compiere grandi imprese (valore civile e individuale della tomba). La poesia che canta la tomba è una poesia civile e non religiosa come quella di Gray.
Foscolo chiama la tomba “Illusione” perché la realtà è che con la morte finisce tutto ma, per Foscolo, l’illusione è reale perché risponde ad un bisogno psicologico dell’uomo (L’uomo ha bisogno di illudersi per vivere).

I Sepolcri è poesia difficile perché:
• Foscolo vuole emozionare il lettore, non ci sono passaggi logici ma intuitivi -> “Io non voglio parlare al sillogismo (la ragione) ma al cuore”.
• Foscolo utilizza un linguaggio aulico, elevato, classicista. Foscolo viene criticato per questo motivo da Guillon e quindi scrive Lettera a Monsier Guillon, dove spiega cosa voleva dire nel poemetto

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