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La Gerusalemme Liberata – Canto II – Riassunto

Personaggi: Aladino, Ismeno, Sofronia, Olindo, Armida, i due ambasciatori del re d’Egitto, Alete e Argante.

Mentre il re Aladino sta preparando la difesa di Gerusalemme, gli si presenta Ismeno, un mago che dalla religione cristiana era passato a quella musulmana. Prima gli promette di aiutarlo con le sue arti magiche poi gli consiglia di far rapire l’immagine della Vergine per collocarla in una moschea. Quindi Ismero con i suoi incantesimi farà in modo che l’effigie della Madonna protegga la città. Aladino dà seguito al consigli, ma l’indomani, il custode della moschea, come per miracolo, non trova più l’immagine. Aladino, adirato ordina di fare delle ricerche accurate che, tuttavia non danno alcun esito. Per vendetta ordina una strage generale dei Cristiani, convinto che, così, anche il colpevole morirà in tale massacro.

Mentre i Cristiani, impauriti, si vedono persi ecco che si fa avanti una bellissima ragazza, Sofronia. Amata da Olindo, un giovane cristiano che mai aveva osato dichiararle il suo amore, spinta da generosi impulsi, Sofronia si fa avanti si presenta al cospetto di Aladino e dichiara di essere la colpevole del furto. Ismeno cerca di sapere chi è stato il mandante e dove si trovi ora la refurtiva, ma la ragazza, sicura di sé, dichiara di aver agito da sola e di aver distrutto l’immagine per impedire che essa cadesse in mano agli Infedeli. Il re, allora, giunto al culmine dell’ira decide che la ragazza sia arsa viva. La notizia si diffonde in città e molta folla accorre sul luogo del supplizio e fra questa anche Olindo. Egli vedendo la prigioniera sul rogo, per salvarla dichiara di essere stato lui l’autore del furto, dato che per una donna sarebbe stato impossibile compiere una simile azione. Sofronia alza la testa, riconosce il ragazzo e cerca di smentirlo e a questa punto si ha fra i due una gara in cui il premio del vincitore è la morte e la pena del vinto è la vita. Aladino, convinto che i due giovani lo stiano prendendo in giro, decide che entrambi siano arsi vivi e li fa legare allo stesso palo, ma in direzione opposta affinché non si possano guardare negli occhi a vicenda.
Mentre i soldati stanno preparando il rogo, Olindo confessa il suo amore a Sofronia e si lamenta che il destino, dopo averli tenuti divisi per tanto tempo ora li unisce nella morte. Ma Sofronia lo invita a ricordare la ricompensa che Dio riserva ai buoni ed addita il cielo limpido, come simbolo della ricompensa promessa. Tutti coloro che assistono scoppiano in lacrime, Cristiani e Musulmani e lo stesso Aladinio si commuove. Soltanto la ragazza non partecipa al dolore comune e, pur essendo pianta da tutti, non piange.
Mentre i due stanno per morire, arriva Clorinda, una famosa guerriera musulmana, di cui lo scrittore fa una lunga descrizione. La donna, avendo appreso il caso pietoso dei due giovani, capisce che essi sono entrambi innocenti e s i propone di salvarli dalla morte. Per questo motivo si rivolge ai ministri intimando loro di sospendere il rogo fintanto che essa non avrà parlato con il re. Essa propone ad Aladino il suo aiuto per difendere la città ed in cambio chiede la salvezza di Olindo e Sofronia, innocenti come tutti gli altri Cristiani adducendo come argomentazione che l’immagine della vergine è frutto dell’ira di Maometto che si è visto profanare il tempio. Aladino accetta e pone Armida a capo del suo esercito. I due giovani sono così liberati e passano alle nozze, anche se Aladino di condanna all’esilio.
Nel frattempo l’esercito di Goffredo sta avanzando e visto il calar della sera, le truppe si accampano ad Emmaus. Verso il tramonto giungono due ambasciatori inviati dal re d’Egitto: Alete e Argante, famosi il primo per la sua scaltrezza ed eloquenza ed il secondo per il suo coraggio e la sua crudeltà. Lo scopo dell’ambasceria è di convincere Goffredo a ritirarsi, di rinunciare alla conquista di Gerusalemme: in cambio avrà l’amicizia e la pace del re d’Egitto. Il discorso di Alete è molto lungo e convincente, vengono mostrati i numerosi rischi dell’impresa, sia su terra che su mare e la mancanza di appoggio da parte dell’Imperatore di Costantinopoli e la conclusione è che ad una guerra rischiosa è meglio preferire una pace sicura.
La risposta di Goffredo è chiara e netta: la crociata è stata bandita non per desiderio di gloria e di conquista, ma per liberare Gerusalemme ed è la mano di Dio che guida i Crociati. Se poi la mano di Dio venisse meno, poco importa perché i Crociati avranno l’onore di morire nello stesso luogo in cui morì Gesù Cristo. Termina di essere disposto a stringere un patto con il re d’Egitto, a condizione che egli non si opponga alla conquista di Gerusalemme. A questa risposta, Argante non sa trattenere la collera e dichiara guerra ai Cristiani, che attendono con ansia il mattino per poter riprendere il cammino verso Gerusalemme.

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