Qual rugiada o qual pianto dalle Rime di Torquato Tasso


Il motivo del componimento è l’associazione tra il paesaggio notturno e lo stato d’animo del poeta.
Quest’ultimo, triste e malinconico per l’imminente partenza della donna amata, si abbandona alla contemplazione dell’incantevole scenario circostante.
Riassunto della lirica: Il poeta, triste per la prossima partenza della donna amata, estende questo suo stato d’animo al paesaggio notturno, illuminato dalle stelle e dalla luna, in cui si trova immerso: le gocce di rugiada che cadono dal cielo gli sembrano lacrime di dolore e lr lievi brezze della notte sono voci che esprimono la sua malinconia.
È come se la natura partecipasse al suo sconforto, consapevole di quanto sta per accadere.
Per la metrica, il madrigale è costituito da versi endecasillabi e settenari, distribuiti in rima secondo lo schema abAB, CDdc, EeFf.
Il ritmo della lirica è lento e malinconico, nonché caratterizzato da un’intensa musicalità derivante dall’alternanza di versi lunghi e brevi, dalla distribuzione delle rime e dalla presenza di rime interne.
Nel componimento sono contenute due metafore, figure retoriche consistenti nel sostituire una parola o un’espressione con un’altra in base ad un rapporto di analogia tra i rispettivi significati letterali: nei versi 1-2, le gocce di rugiada che cadono dal cielo durante la notte sono paragonate a lacrime di tristezza; nei versi 2-3, l’espressione “notturno manto” sta per “volta celeste durante la notte”, che viene qui personificata in quanto sembra versare lacrime proprio come un essere umano.
L’espressione “di cristalline stelle un puro nembo” vuol significare che una pioggia (“nembo”) di gocce di rugiada brilla come stelle.
L’espressione “quasi dolendo” vuol significare che il vento soffia lieve nella notte simile ad una voce dolente.
Gli “enjambements” (in metrica, eliminazione della pausa alla fine di un verso, la cui ultima parola è in stretto legame sintattico con la prima del successivo) presenti nel componimento sono: “la bianca luna / di cristalline stelle” (vv. 5-6), “ne l’aria bruna / s’udian” (vv. 8-9).
Il poeta, nei versi conclusivi, si chiede se le sensazioni derivate dalla fusione del proprio stato d’animo con il paesaggio notturno non siano da interpretare come presentimenti dell’imminente partenza della donna amata.
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