Habilis 7528 punti

La Gerusalemme Liberata – canto X - riassunto

Personaggi: Solimano – Ismeno - il re Aladino - Argante – Orcano – Clorinda – i campioni di Armida – i campioni di Tancredi – Pietro l’Eremita – Guglielmo (figlio del re d’Inghilterra)

All’inizio del canto, Solimano è paragonato ad un lupo che, non ancora sazio di prede, è costretto a fuggire dall’ovile. Ha perduto l’orribile elmo, ha le vesti lacerate ed è molto stanco, ma è sempre avido di sangue cristiano. Scorgendo un cavallo, vi sale sopra e si incammina, sotto una pioggia di dardi, lungo una via deserta, con l’intento di recarsi dal re d’Egitto per unire i due eserciti.
Arrivata la sera, si ferma sotto una palma per riposare e nel sonno sente una voce che lo rimprovera di riposare in una terra che è schiava di gente straniera e che non dà sepoltura ai suoi compagni morti in battaglia. Si sveglia e vede davanti a sé un vecchio. Costui gli consiglia di non recarsi dal re d’Egitto, bensì di entrare in Gerusalemme e cercare di difendere la città, finché non arriverà l’esercito egiziano. Quindi il vecchio cura le ferite di Solimano con un unguento portentoso e i due salgono su di un carro velocissimo che muove verso la pianura, circondato da una nuvola in tal modo che, senza essere visti, i due possano vedere ciò che accade intorno a loro. Il vecchio è Ismeno, uno studioso di arti magiche. Egli annuncia a Solimano che presto un suo discendente, il Saladino, regnerà in Egitto ed in Asia con grande giustizia e ricaccerà i Cristiani. A sentire queste parole, Solimano prova gioia, ma anche tanta invidia.

Giunti presso Gerusalemme, il carro si dilegua ed i due proseguono a piedi, sempre circondati dalla nube che li rende invisibili. Giungono in prossimità di una grotta che Ismenio dice di essere stata scavata da Erode per collegare segretamente la Torre Antonia al tempio di Salomone; ora essa conduce al luogo in cui il re Aladino ha radunato i più saggi del regno. I due entrano nella grotta ed arrivano nella sala del consiglio in cui Aladino si sta consultando con i suoi consiglieri e qui i due assistono alla scena, non visti. Mentre Aladino è incerto sul da farsi, Argante è del parere che sia necessario riprendere la guerra contro i Cristiani, senza attendere l’arrivo delle truppe egiziane. Orcano, uomo di alta nobiltà, un tempo valoroso soldato, dubita che i soccorsi arrivino ed è propenso a venire a patto con i Crociati come ha fatto il re di Tripoli che, così, ha potuto salvare il suo regno. Invece, continua, il sultano di Nicea si è ostinato ed ora sta espiando la sua decisione con l’esilio, la prigione e la morte. A queste parole, Solimano non può più trattenere la sua ira e Ismeno squarcia improvvisamente la nube che lo nasconde. Così Solimano appare in mezzo alla sala, minacciando di morte chiunque parli di pace con i Cristiani ed offre i suoi servizi al re Aladino che lo fa sedere alla sua sinistra. Tutti i cavalieri presenti si affrettano a rendergli omaggio, prima fra tutti Clorinda. Gli unici che non vanno ad onorarlo sono Argante ed Orcano, l’uno mosso dall’invidia e l’altro dalla vergogna.
Intanto, nel campo cristiano, Goffredo dopo aver dato sepoltura ai morti in battaglia, fa venire a sé i campioni di Armida e di Tancredi, poiché ha saputo che il loro ruolo è stato decisivo per l’esito del recente scontro. E’ presente anche Pietro l’Eremita. Egli invita qualcuno di essi a narrare le loro avventura e dopo un po’, preso di vergogna, inizia la narrazione Guglielmo, figlio del re d’Inghilterra. Egli narra che i cavalieri non designati dalla sorte per far parte della scorta di Armida, si erano uniti ai dieci campioni prescelti; dopo un lungo cammino erano giunti sulle rive del Mar Morto dove un tempo sorgevano le due città di Sodoma e Gomorra. In mezzo a questa palude sorge un castello in cui vi è tutto ciò che può soddisfare l’occhio e gli altri sensi. Qui Armida ha mostrato loro la sua potenza, mostrando come fosse in grado di cambiare gli uomini in pesci e di far riprendere loro le sembianze umane ed ha minacciato di trasformare i Crociati in esseri inanimati, qualora essi non avessero abiurato al Cristianesimo ed accettato la religione musulmana. Poiché tutti rifiutano, eccetto Rambaldo, essi sono gettati in un’orrenda prigione ed anche Tancredi, arrivato più tardi, segue la stessa sorte. Poco dopo giunse Idraote, signore di Damasco che ottenne il permesso di portare i prigionieri in catene al re d’Egitto, con una scorta di cento guerrieri. Durante il viaggio, però, essi incontrarono Rinaldo che, con grande valore, riuscì a liberare tutti. Quindi non è vero che Rinaldo sia morto. Il figlio del re d’Inghilterra termina il suo racconto dicendo che, attualmente, Rinaldo, insieme ad un pellegrino, è in cammino verso Antiochia.
A questo punto interviene Pietro l’Eremita che svela le future glorie di Rinaldo e dei suoi discendenti. Questa è la sua profezia: Rinaldo è vivo ed il Cielo gli riserva l’ultima vittoria cristiana; verrà un tempo in cui l’aquila d’argento di Rinaldo proteggerà la Chiesa e Roma, combattendo contro l’Impero. I suoi discendenti proteggeranno sempre la Chiesa contro gli imperatori, ingiusti e ribelli.

Hai bisogno di aiuto in Torquato Tasso?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Metti mi piace per copiare
Sono già fan
oppure registrati
Consigliato per te
Maturità 2018: come si fa il saggio breve? La guida completa