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La Gerusalemme Liberata - canto XI – riassunto


Personaggi: Goffredo - Pier l’Ermita – i vescovi Guglielmo ed Ademaro – Raimondo di Tolosa – Balduino ed Eustazio, fratelli di Goffredo - Alcastio, re degli Elvezi - Clorinda - Solimano - Argante - Siguiero - Guelfo - Tancredi - Eròtimo

Mentre Goffredo sta facendo i primi preparativi per l’assalto a Gerusalemme, arriva Pier l’Eremita che gli consiglia di indire una solenne processione al monte Oliveto al fine di ottenere l’aiuto di Dio.
Goffredo accetta volentieri ed il mattino seguente la processione ha inizio,. Apre il corteo Pier l’Eremita con la Croce. Segue il coro chiuso dai due vescovi, Guglielmo e Ademaro. Infine arriva l’esercito: primo fra tutti Goffredo poi due a due i capitali e quindi i soldati. Le valli, i colli e le grotte intorno a Gerusalemme risuonano dei canti e delle invocazioni dei Crociati. I Pagani che osservano la processione dall’alto delle mura si stupiscono per la novità dello spettacolo, poi lanciano ingiurie e dardi che però non turbano i Crociati, perché troppo lontani. Giunti sul monte Oliveto, il vescovo Guglielmo celebra la messa e benedice i guerrieri, dopo di ché tutti fanno ritorno all’accampamento. Goffredo trattiene i capitani a banchetto per stabilire i dettagli dell’assalto previsto per il giorno successivo.

All’alba dell’indomani, le trombe chiamano alle armi i Crociati. Goffredo, si veste da semplice soldato perché quando fu nominato cavaliere promise non soltanto di compiere il suo dovere da capitano, ma anche quello di fante. Raimondo di Tolosa cerca di dissuaderlo, ma inutilmente, anzi molti cavalieri francesi fra cui Baldovino ed Eustazio, fratelli minori di Goffredo seguono il suo esempio.
Intanto i Pagani si dispongono dal lato delle mura di Gerusalemme più esposto; tutti collaborano: il popolo adatto alle armi, i mercenari, i vecchi ed i bambini. Tra i difensori spiccano Solimano e Clorinda che si è posizionata sulla torre Angolare. Le donne, riunite nelle moschee, invocano la protezione di Maometto, mentre il re Aladino corre a destra e a sinistra per dare coraggio ai soldati.
Mentre gli Infedeli stanno preparando la difesa, Goffredo fa avanzare la fanteria con tutte le macchine da guerra, rinforzata dalla cavalleria. Avanzando, i Crociati formano una testuggine con gli scudi o nascondendosi sotto le macchine e giunti davanti alle mura, riempono il fossato che le circonda con pietre, alberi, fasci di legna ed terra. Alcastio, capo degli Elvezi, appoggia una scala contro le mura e sfidando la grandine di sassi ed i fuochi greci tenta la scalata. Purtroppo Argante scaglia contro di lui una grossa pietra che lo colpisce in pieno e lo rigetta stordito a terra. Nonostante un grosso macigno cada sulla testuggine e atterri numerosi guerrieri cristiani, i Crociati iniziano ad appoggiare le scale contro le mura e con l’ariete aprono una breccia che i difensori cercano di contrastare con fasci di lana.
Clorinda scaglia sette frecce e colpisce ferendo od uccidendo sette cavalieri fra cui, Guglielmo in figlio del re d’Inghilterra, Stefano, conte di Amboise, Roberto, conte di Fiandra ed il vescovo Ademaro. Intanto Goffredo fa accostare ad una porta la più alta delle sue torri fornita di ruote e carica di soldati, tentando di agganciarla al muro. I Pagani reagiscono, lanciando pietre e giavellotti, ma molti cadono colpiti ed alla fine abbandonano le mura: alla difesa della breccia rimangono soltanto Solimano ed Argante e Clorinda accorre in loro aiuto. Ma intanto la breccia si allarga sempre più sotto i colpi dell’Ariete.
A questo punto, Goffredo decide di attraversare per primo la breccia, custodita in alto da Argante e Clorinda ed in basso da Solimano. Per questo motivo si fa dare da Sigiero uno scudo più leggero che possa facilitare i movimenti. Ma mentre sta lanciandosi all’assalto, esso viene colpito da una freccia, scagliata da Clorinda. Inizialmente, Goffredo procede comunque, ma ad un certo punto il dolore è tanto che egli decide di passare il comando a suo fratello, Guelfo.
La partenza di Goffredo rincuora i Pagani che passano al contrattacco; infatti chi era fuggito ritorna e le donne musulmane incitate dall’esempio di Clorinda, partecipano anch’esse alla difesa delle mura. Fra i Cristiani cadono feriti Guelfo, Raimondo di Tolosa e Eustazio. Argante, reso ancora più superbo, copre di ingiurie i Cristiani ed esorta Solimano a dirigersi con lui in campo aperto verso i Cristiani per gareggiare e vedere chi dei due è più valoroso. Dopo aver fatto una strage di Cristiani, essi cercano avvicinarsi alla torre per tentare di incendiarla. Il loro cieco furore è però fermato da Tancredi che li costringe alla fuga.
Intanto, nella sua tenda, Goffredo cerca di estrarre il dardo dalla ferita, ma nella fretta, spezza la piccola asta su cui era fissata la punta. Il vecchio Eròtimo, con le sue conoscenze mediche, cerca anch’esso di intervenire, ma inutilmente. A questo punto interviene l’Angelo custode di Gioffredo e per incanto la punta esce dalla ferita, il sangue si rapprende. Gioffredo riprende subito le armi e ritorna in battaglia seguito da una numerosa schiera. Si presenta davanti alla breccia difesa da Argante contro cui lancia un giavellotto. Ma Argante a sua volta, incurante del dolore, fa la stessa cosa e rimanda l’arma a Goffredo. Goffredo, per evitare il colpo, sdi piega e l’arma si va a conficcare nella gola del fedele Sigiero che volentieri muore per il suo capitano con una pietra colpisce a morte. Nello stesso tempo, Solimano colpisce a morte Roberto duca dei Normanni per cui Gioffredo esasperato si slancia con la spada sulla breccia seminando morte ovunque. Ormai sta sopraggiungendo la sera e la battaglia ha fine; Gioffredo dà ordine di raccogliere i feriti e di mettere in salvo le macchine, ma nel trasporto la torre sui spezza e i Cristiani saranno impegnati tutta la notte per la riparazione. Gli Infedeli, vedendo le numerose fiaccole accese, intuiscono quello che è successo.

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