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La melica e il melodramma


Lo spirito moraleggiante e razionalistico che si espresse nell’Arcadia petrarchistica non esauriva però la vita di quella società. Ma rifletteva solo la temperie intellettuale e sentimentale di alcuni suoi circoli. Perciò nella produzione letteraria dell’accademia confluirono presto anche altre tendenze intellettuali, altri atteggiamenti morali, altre soluzioni di poetica, che rispondevano meglio, forse, al sentire degli ambienti aristocratici e alto borghesi, e che furono in letteratura il corrispettivo di quel gusto molle e sensuale che nell’architettura, nelle arti figurative, nell’arredamento, nella musica, fu allora dominante con il nome di “rococò”.
Questo gusto si espresse in letteratura attraverso la convenzione pastorale e la canzonetta, fatti che più tardi, già nella seconda metà del secolo, furono disprezzati e derisi e con i quali anzi furono poi identificati la vita tutta ed il nome stesso dell’Arcadia. Ma quei fatti ebbero allora una loro ragione e funzione , e quella pastorale fu allora una convenzione espressiva attraverso cui quell’età diede voce a una sua vena sentimentale ed elegiaca, galante e melica, che era la faccia complementare del suo razionalismo, in un melismo che non si sprofondò negli abissi del cuore e non si scapricciò nelle volute del barocco, ma indagò i moti, i conflitti e le assurdità del sentimento con una comprensiva ragione, sorridendone ma non negandoli, compiacendosi di essi.
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