La vita e le opere, la poetica di Giambattista Marino


Giambattista Marino nasce a Napoli nel 1569 da famiglia bolognese; avviato dal padre agli studi giuridici, li trascura per dedicarsi alla letteratura e conduce una vita scapestrata. Dal 1592 trova un’occupazione come segretario presso Matteo di Capua, principe di Conca. Nel 1600, costretto a fuggire da Napoli con l’accusa di aver falsificato documenti vescovili, vaga per l’Italia. Nel 1602 a Venezia Marino pubblica le prime due parti delle Rime; giunge quindi a Roma, come segretario del cardinale Pietro Aldobrandini. Nel 1608 si trasferisce a Torino, presso Carlo Emanuele I di Savoia e l’anno seguente subisce un’aggressione, per motivi di rivalità e gelosia, da parte del poeta Gaspare Murtola, col quale scambia sonetti satirici e polemici. Nel 1614 l’autore pubblica la terza parte delle Rime e tre prediche religiose, le Dicerie sacre; nel 1615 esce la raccolta poetica La lira. Dopo aver trascorso alcuni mesi in carcere per volere del duca Carlo Emanuele I, Marino si trasferisce alla corte del re di Francia Luigi XIII, dove viene accolto fastosamente; vi rimane fino al 1623, anno di pubblicazione a Parigi del suo capolavoro, L’Adone. Tornato a Napoli nel 1624. vi muore l’anno seguente.
Nell’ambito del Barocco italiano, Marino è la figura più rappresentativa, artefice di una nuova poetica che si può efficacemente definire con un verso della Murtoleide: “È del poeta il fin la meraviglia”. Scopo della poesia è, secondo Marino, quello di stupire il lettoree avvincerlo a sé mediante il richiamo dello straordinario, che si realizza tramite geniali strumenti linguistici e un sontuoso descrittivismo. L’autore, quindi, pur attingendo ai poeti antichi e moderni, realizza con eccezionale abilità tecnica uno stile personale – definito Marinista – che si fonda sull’uso di forme retoriche raffinate (metafore, similitudini, iperbole, antitesi, climax) e su una notevole musicalità e sensualità.
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