Venere e la rosa dall’Adone di Giambattista Marino (canto III)


L’Adone narra, in venti canti e in più di quarantamila versi, l’amore di Venere per Adone, un sentimento osteggiato dal geloso Marte, che fa prima assalire il giovane da un cinghiale e poi lo fa morire sotto le zampe dell’animale.
Nel brano si notano i seguenti tratti poetici: un voluttuoso languore pervaso di estenuata dolcezza; lo sforzo, tutto intellettualistico, di stabilire relazioni tra le cose, ad esempio mediante illuminanti metafore e vivide analogie (è questa un’esercitazione stilistica più che autentica poesia); la vena musicale, che a tratti si presenta intima e suadente, risolta sovente in una fastosa base sonora.
Riassunto del canto: Venere si volge, con sguardo riconoscente, verso la rosa che le aveva ferito il piede: senza quell’incidente, non avrebbe visto il giovane di cui si era invaghita. Così proclama la rosa suo fiore e ne pronuncia l’elogio. Di volta in volta, il fiore viene chiamato con varie espressioni, viene paragonato ad un’imperatrice, viene presentato in modo diverso, viene confrontato con il sole, viene infine eletto dalla dea a rappresentarla fra tutti gli altri: la rosa sarà il simbolo del fascino femminile. Poiché Venere è la dea dell’amore e della bellezza, ne consegue che una donna sarà considerata bella quando avrà le gote e le labbra del colore della rosa.
Per la metrica, il brano è costituito da endecasillabi riuniti in ottave, legati in rima secondo lo schema ABABABCC.
Il primo verso “Rosa, riso d’Amor, del Ciel fattura” vuol significare che la rosa viene considerata un sorriso del dio dell’Amore ed è opera del cielo, cioè essa stessa creatura divina. Si noti l’allitterazione (figura retorica consistente nella ripetizione del medesimo suono all’inizio o all’interno di più parole vicine) “rosa-riso”.
La rosa è la figlia della Terra e del Sole (“de la Terra e del Sol vergine figlia”, v.4), perché cresce e si alimenta grazie ai succhi della terra ed alla luce del sole.
Qual è il significato del verso 6 (“onor de l’odorifera famiglia”)? Si tratta di una metafora, figura retorica consistente nel sostituire una parola o un’immagine con un’altra, in base ad un rapporto d’analogia tra i rispettivi significati letterali: la rosa è vanto ed orgoglio della famiglia profumata dei fiori.
A che cosa viene paragonata la rosa nei versi 9-14 (“Quasi in un bel trono… e ti circonda”)?
La rosa, regina dei fiori, viene paragonata ad un’imperatrice che siede su un bel trono, circondata da una schiera di “guardie pungenti” (le spine), mentre una “turba d’aure vezzosa e lusinghiera” la corteggia “d’intorno”.
A che cosa è paragonato il calice purpureo della rosa nei vv. 21-24 (“Tu … cristallini”)?
Il calice purpureo della rosa viene paragonato ad una “tazza di rubini” con cui il fiore offre cibo all’ape leggiadra” ed il suo profumo allo “zeffiro gentile” (al venticello).
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