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Canto X dell'Adone di Gian Battista Marino, La catasta degli oggetti desueti


I titoli sono stati apportati a posteriori dalla critica letteraria in quanto Marino non ha sezionato e intitolato i testi, la scelta non è tuttavia casuale in quanto il termine catasta identifica un accumulo confuso di oggetti, che rimanda al policentrismo dato dalle tante tematiche diverse contenute nel testo, mentre desueto significa “raro, non di uso comune”. In una riga dunque vengono condensate le caratteristiche dell’intero poema.
Gli oggetti presentati sono connessi ai “capricci” dell’uomo, intesi come legati a un uomo non più ispirato dai valori morali ma guidato dalla materialità e desideroso di accumulare.
E’ presente dunque il topos letterario della materialità, che in Dante viene criticata, nell’invettiva all’Italia e a Firenze, mentre qui è centrale.

L’unica cosa che forse rappresenta un collegamento con la tradizione è l’organizzazione metrica dei versi. Il poema è diviso in quattro ottave, di cui le prime due rappresentano un elenco di oggetti e sono unite (unicum) dall’assenza di punteggiatura forte, dunque dalla sola presenza di virgole che determinano un ritmo incalzante, mentre la terza e la quarta rappresentano un intervento del poeta, che si riferisce al lettore con un “tu”poetico (importante perché riprende la dimensione della corte) e spiega ciò di cui ha bisogno l’uomo, di cui ama circondarsi e che desidera ardentemente.

L’elenco all’interno delle prime due strofe è abbastanza noioso, non viene trasmesso nulla se non l’idea di una catasta confusa; il senso di questa elencazione viene spiegato in seguito. Nella pesantezza e l’artificiosità la descrizione richiama quella di Ariosto nel Castello Incantato di un secolo prima, che anticipa questo movimento inconsapevolmente.
Dopo l’intervento del narratore, viene fatto un nuovo elenco, seppur ridimensionato perché più breve, da cui si evince che le cose che si trovano nel mondo hanno varie forme in base ai gusti degli uomini.
L’ultima strofa presenta più personificazioni:
quella della Poesia
quella della Favola e della Storia, le due componenti di ogni testo narrativo.
La loro funzionalità è quella di osannare e dare la giusta importanza alla poesia che celebra il bello servendosi della favola (intesa come narrazione), che non esiste senza la storia (i fatti che si raccontano).
Il terzo e il quarto verso dell’ultima ottava stanno a significare che la poesia celebra ogni forma d’arte.
Il paragone della storia con una donna nuda si collega al concetto di oggettività della storia, che ripercorre gli eventi senza aggiunte o adornamenti, tanto caro a Sallustio.

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