Video appunto: Galilei, Galileo - Lettera alla granduchessa Cristina di Lorena
Galileo afferma di aver compiuto pochi anni prima scoperte astronomiche in contrasto con le tesi filosofiche, aizzandosi contro molti intellettuali. Quando critica l’atteggiamento dei dotti e il loro disperato tentativo di negare l’evidenza dei fatti, Galileo adotta un tono ironico (“quasi che io di mia mano avessi tali cose collocate in cielo, per intorbidar la natura e le scienze”) e polemico.
I teologi e i professori, infatti, ignorano la concomitanza che lega il raggiungimento della verità con l’indagine e lo sviluppo delle scienze e delle tecniche, e contestano le nuove conquiste astronomiche con un tanto vano ardore da sembrare più interessati a preservare il paradigma dominante e le tradizioni che a ricercare il vero.

Questi tentano di confutare le nuove ipotesi ricorrendo alle affermazioni contenute nei testi sacri; tuttavia in un dibattito scientifico ci si può rifare solo all’esperienza fornita dai sensi e al ragionamento matematico. Sia le Sacre Scritture che la natura discendono da Dio, ne consegue che in entrambe risiede la verità; ma le prime, dettate dallo Spirito Santo, si avvalgono di un linguaggio allegorico per essere intese da tutti, mentre la seconda non adatta le proprie leggi immutabili alla facoltà umana predominante. Ricercando, allora, una corretta interpretazione della Bibbia, scompare ogni contrasto apparente tra fede e scienza: la volontà dello Spirito Santo non è di educare gli uomini sui moti celesti, quanto indicare la retta via per la vita eterna. Negli ambiti in cui questo non si esprime, sta alla ragione dell’uomo riconoscere tra due parti la verità.