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Lettera a Benedetto Castelli


Si tratta di una lettera che Galileo Galilei scrisse a Benedetto Castelli, un frate benedettino amico e collaboratore di Galilei, amante della scienza. Cerca di convincerlo riguardo il fatto che possano esistere sia verità di fede che di scienza. Nella lettera nomina Cristina di Lorena, in quanto anche lei fu una donna di scienza alla quale Galilei scrisse una lettera. Si confrontava anche con lei.
Gli uomini di Chiesa ritenevano inconfutabili le verità di fede. Dice che potrebbe sbagliare chi interpreta le Sacre Scritture. Le verità trasmesse sono giuste. A sbagliare sono gli altri quando le interpretano. Entrambe le verità, quella scientifica e quella religiosa, derivano da Dio. Galilei però rifiuta la concezione della doppia verità, quindi per lui le due coincidono. Quando divergono tra loro è perché chi interpreta le verità di fede sbaglia nel farlo. I compiti dello scienziato e dell’interpretatore sono diversi. Se prendessimo alla lettera ciò che dice la Bibbia, andremmo lontani dalla verità, perché non è compito della Bibbia e dei sacerdoti spiegare la natura. La natura può essere spiegata e studiata solamente dagli scienziati, non è compito dei sacerdoti. Gli scienziati devono interpretare i fatti fisici descritti nella Bibbia. Non è competenza di quest’ultima indagare la natura, chi non se ne intende non deve averne a che fare.
Vuole sottolineare anche l’importanza del ruolo dello scienziato. In questa lettera Galilei ridà dignità alla figura dello scienziato, questi svolge un ruolo importante nella spiegazione della natura. Inoltre, non deve dipendere dalla Bibbia quindi assume anche un livello di autonomia e autorità maggiori. Dice che bisogna interpretare la Bibbia in senso storicistico, perché ciò che vi è scritto è frutto dell’opera di uomini che avevano certe conoscenze scientifiche e limitate. Bisogna tenere presente il livello di conoscenza degli uomini antichi che hanno composto la Bibbia. Bisogna dare inoltre autorità alla scienza nell’interpretazione degli eventi fisici che vengono descritti nella Bibbia. Questi due poli, quello scientifico e quello religioso, di fede, si occupano di compiti diversi, non devono pretendere di insegnare l’uno all’altro.
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