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Urbino e i Montefeltro


Nella seconda metà del Quattrocento, per opera dei duchi Federico (1474-82) e di suo figlio Guidubaldo di Montefeltro (1482-1508), Urbino afferma la propria centralità nel panorama del frammentato territorio marchigiano e diviene la vera capitale dell’arte “intellettuale” italiana. A Urbino si incontrano i grandi protagonisti dell’invenzione umanistica della prospettiva “scientifica”, da Piero della Francesca a Leon Battista Alberti, al matematico Luca Pacioli. Lo stesso Palazzo Ducale (enorme rispetto alle dimensioni ridotte della città), fatto costruire da Federico, e la creazione di una splendida biblioteca erano il frutto di una precisa politica culturale: l’Umanesimo si faceva autentico programma politico. Non a caso, all’inizio del XVI secolo, soggiornano e lavorano a Urbino due intellettuali di primo piano come Baldassarre Castiglione e Pietro Bembo , ospiti della corte di Guidubaldo da Montefeltro. Bembo dedicherà un dialogo latino a commemorare in chiave mitica i duchi di Urbino, mentre Castiglione ambienterà il suo Libro del Cortegiano proprio nella cornice ideale della corte urbinate.

Il centro storico e il Palazzo Ducale di Urbino

L’incontro a Urbino, presso la corte dei Montefeltro, tra Piero della Francesca, Leon Battista Alberti e il matematico Luca Pacioli rappresentò il frutto di un preciso progetto di centralità culturale e politica elaborato dalla corte urbinate. La realizzazione materiale di questo progetto fu il Palazzo Ducale di Urbino, descritto da Baldassarre Castiglione nelle prime pagine del Cortegiano e portato a «testimonio della gloriosa memoria del duca Federico» da Montefeltro.
L’apologia del Duca, iniziata nelle righe precedenti con il richiamo all’ottimo governo della città, si fonda sull’esaltazione delle virtù tradizionali (prudenzia, umanità, giustizia, liberalità) e dei suoi pregi di grande condottiero, equiparati a quelli degli antichi. Dalla persona e dalle sue funzioni istituzionali si passa poi alle opere, che sono condensate in questo assoluto capolavoro di arte e cultura costituito dal Palazzo Ducale. In esso si concentrano le stesse qualità della città («una città in forma de palazzo»), secondo le regole di una civiltà in cui la sede stessa della corte rappresenta la città intera, con tutti i suoi tesori artistici («infinità di statue antiche … pitture singularissime») e librari («eccellentissimi e rarissimi libri greci, latini ed ebraici»).

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