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L'Accademia romana e la Porticus Antoniana

L’Accademia romana: Pomponio Leto, Callimaco Esperiente e il Platina. Diversi erano gli atteggiamenti degli intellettuali dell’Accademia Pomponiana di Pomponio Leto a Roma. Erudito, filologo ed archeologo, Pomponio Leto (1428-98) rappresenta un classicismo estremo che si manifesta con atteggiamenti, rituali e forme di espressione paganeggianti. Un suo allievo, il Perotti, scoprì le favole perdute di Fedro.
Ma tali atteggiamenti (con voci di tendenze pedofile) suscitarono l’opposizione di Paolo II, che nel 1468 accusò gli accademici di congiura. Ne fecero le spese Pomponio Leto, carcerato, e Callimaco e il Platina (Bartolomeo Sacchi). Il Platina, nato a Piadena (Mantova) nel 1421 e morto nel 1481, fu imprigionato e poi riabilitato. Trasferitosi a Roma nel 1461, si dedicò alla trattatistica politica con i dialoghi “De optimo cive”, sui doveri del cittadino; “De falso et vero bono”, trattato di etica politica composto in carcere; “De vera nobilitate”, sull’ideale platonico di un principe letterato; “De principe” e la “Storia di Mantova” in onore di Ludovico Gonzaga.

Napoli aragonese: la “Porticus Antoniana” del Panormita; letteratura encomiastica: Favorito dal mecenatismo di Alfonso I d’Aragona, a Napoli fu attivo il circolo culturale “Porticus Antoniana”, dal nome del suo animatore Antonio Beccadelli detto il Panormita da Palermo (nato ivi nel 1394, morto nel 1471), segretario, biografo e ambasciatore di Alfonso. Aveva studiato diritto a Siena e nel 1425 aveva pubblicato la raccolta di epigrammi “Hermaphroditus”, modellati su Plauto, Catullo e Marziale e caratterizzati da un forte gusto goliardico ed erotico e da una assoluta e trasgressiva libertà di linguaggio, ma anche da raffinata e vivace eleganza formale e stilistica. Chiamato nel 1430 allo Studio di Pavia, strinse amicizia col Valla e vi insegnò fino al 1433. L’anno seguente passò al serivizio d’Alfonso a Napoli, dove compose “Campanarum epistularum liber”, versi e opere di carattere storico-biografico, e un encomio per Alfonso e Ferdinando.
Encomiastico fu pure Matteo Zuppardo, catanese, col suo poema epico “Alphonseis”, e Giannantonio Pandone detto il Porcellio (1405-1485) col suo “Triumphus Alphonsi regis”.

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