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Spiegazione


Tema della ballata è l’incanto del paesaggio primaverile, traboccante di fiori variopinti e profumati, tra cui domina la rosa; l’invito a cogliere la rosa nel momento del suo rigoglioso fiorire, “prima che sua bellezza sia fuggita”, con l’evidente rapporto simbolico tra il fiore e la giovinezza che suggerisce ancora una volta il tema oraziano del carpe diem.

Testo


I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino 
di mezo maggio in un verde giardino. 
Erano intorno vïolette e gigli 
fra l’erba verde, e vaghi fior novelli, 
5 azurri, gialli, candidi e vermigli: 
ond’io porsi la mano a côr di quelli 
per adornar e mie biondi capelli, 
e cinger di grillanda el vago crino. 

Ma poi ch’i’ ebbi pien di fiori un lembo, 
10 vidi le rose, e non pur d’un colore; 
io colsi allor per empier tutto el grembo, 
perch’era al soave il loro odore 
che tutto mi senti’ destar el core 
di dolce voglia e d’un piacer divino. 

15 I’ posi mente: quelle rose allora 
mai non vi potre’ dir quant’ eron belle: 
quale scoppiava della boccia ancora, 
qual eron un po’ passe e qual novelle. 
Amor mi disse allor: “Va’, co’, di quelle 
20 che più vedi fiorir in sullo spino”. 

Quando la rosa ogni suo foglia spande, 
quando è più bella, quando è più gradita, 
allora è buona mettela in grillande, 
prima che suo bellezza sia fuggita. 
25 Sìcché, fanciulle, mentre è più fiorita, 
cogliàn la bella rosa del giardino. 

Analisi del testo


La descrizione dello spazio all’interno della poesia presenta le caratteristiche del locus amoenus, in cui gli elementi della natura (verde giardino, violette, gigli, fior novelli azzurri, gialli, candidi e vermigli e rose non pur d’un colore) invitano l’uomo a godere dei piaceri della vita. Infatti la passeggiata della fanciulla avviene in primavera, periodo in cui i fiori sbocciano, che allude metaforicamente alla giovinezza.
All’interno del testo sono presenti diverse metafore: la primavera, che simboleggia la giovinezza; i fiori del giardino, che alludono a tutto ciò che è bello e piacevole; le rose, che rappresentano le gioie ed i piaceri della vita. Infatti l’invito a cogliere la rosa più bella del giardino è un invito a godere della giovinezza, a vivere intensamente ogni attimo e a non lasciarsi sfuggire nessuna occasione, in quanto tutto è breve e fugace e quindi destinato a sfumare con l’inesorabile trascorrere del tempo.
L’elemento che viene personificato nella poesia è l’Amore. Esso si rivolge alla fanciulla, invitandola a raccogliere le rose più belle. Le parole di Amore sono un suggerimento ad approfittare di qualsiasi momento e di qualunque occasione e a godere pienamente di tutto ciò che la vita offe. È necessario quindi cogliere l’attimo (Carpe diem) perché le gioie ed i piaceri della vita sono destinati a dissolversi.
Durante l’umanesimo si sviluppa il concetto di edonismo, secondo il quale l’uomo possa godere delle gioie e dei piaceri della vita senza sensi di colpa. All’interno della poesia emerge questa concezione: nei versi 6 (ond’io porsi la mano a còr di quelli), 7 (per adornar e mie biondi capelli) e 8 (cinger di grillanda el vago crino) in quanto i fiori alludono metaforicamente alle gioie della vita, ed il gesto della fanciulla, che allunga la mano per raccoglierli, dimostra che è pronta a vivere pienamente questi piaceri senza avvertire nessun senso di colpa; nei versi 11 (io colsi allor per empier tutto el grembo), 12 (perch’era al soave il loro odore), 13 (che tutto mi sentì destare el core) e 14 (di dolce voglia e d’un piacer divino), perché quando la fanciulla corre per raccogliere le rose, i fiori più belli del giardino, per riempire il grembo della sua veste, prova un piacere divino che le riempie il cuore.
La concezione edonistica che si sviluppa durante l’umanesimo invita l’uomo a godere delle gioie e dei piaceri della vita. Questa visione deriva dal principio antropocentrico che nasce proprio durante l’umanesimo: al centro dell’universo non vi è più Dio, bensì l’uomo. In questo periodo infatti viene data molta importanza alla natura: nasce l’idea del locus amoenus, luogo in cui i poeti potevano trovare una pace perfetta lontano dalle corti, e la natura viene vista come un elemento da cui l’uomo può trarre piacere. Insieme alla concezione edonistica, in questo periodo si sviluppa l’idea secondo la quale le gioie, i piaceri e le occasioni che l’uomo può vivere sono brevi e fugaci. Così si sviluppano due diverse posizioni: la pars construens, che invita l’uomo ad approfittare delle gioie e dei piaceri della vita senza sensi di colpa, e la pars destruens, che mette in evidenza il tema dell’inesorabile trascorrere del tempo. Proprio per questo motivo l’uomo non deve lasciarsi sfuggire le occasioni che la vita gli offre, deve dunque cogliere l’attimo (Carpe Diem).

Parafrasi del testo


Io mi trovai, o fanciulle, Un bel mattino verso la metà di maggio in un giardino fiorito. Intorno c’erano violette e gigli, fra l’erba verde e dei bei fiori azzurri, giallo, candido e rosso vivo appena sbocciati: così io allungai la mano per raccoglierli, per adornare i miei capelli biondi e cingere con delle ghirlande la mia testa.
Ma dopo che ebbi riempito di fiori un lembo della veste, vidi le rose, e non di un solo colore: Io allora corsi per riempire il grembo della mia veste con esse, perché il loro profumo era così soave che mi sentii invadere tutto il cuore da una voglia dolce ed un piacere divino.
Allora guardai quel giardino: non potrei mai dirvi quanto fossero belle quelle rose; qualcuna sembrava esplodere dal bocciolo; alcune erano un po’ appassite, altre stavano per sbocciare.
Amore allora mi disse: “va, raccogli quelle che vedi più fiorite sugli steli”.
Quando la rosa è nel pieno della fioritura, quando è più bella, quando è più profumata, allora è adatta per fare delle ghirlande, prima che la sua bellezza sia sfumata: per questo motivo, fanciulle, cogliamo la bella rosa del giardino mentre è fiorita.

Analisi del testo

In questa poesia, la voce narrante è quella di una fanciulla che racconta ad altre giovani donne la sua passeggiata in un giardino di fiori avvenuta in Primavera, periodo in cui i fiori sbocciano.
La prima e la seconda strofa sono di carattere descrittivo, in quanto in esse la fanciulla descrive le emozioni provate nel giardino fiorito. La terza strofa, invece, è di carattere riflessivo: Amore la invita a raccogliere le rose più fiorite, dunque nel momento di maggiore splendore. L’ultima strofa riprende l’invito fatto da Amore. Essa può essere divisa in due parti: la pars construens, che si rifà al principio edonistico, secondo il quale bisogna godere dei piaceri senza sensi di colpa; la pars destruens, che risalta il tema del trascorrere del tempo. Infatti il tema centrale della poesia è proprio l’invito a cogliere l’attimo fuggente (Carpe Diem), in quanto la giovinezza e la bellezza sono brevi e fugaci, dunque destinate a sfiorire con il trascorrere del tempo.
Lo spazio descritto all’interno della poesia presenta le caratteristiche del locus amoenus, in cui gli elementi della natura (verde giardino, violette, gigli, fior’ novelli azzurri, gialli, candidi e vermigli e rose non pur d’un colore) esortano l’uomo a non lasciarsi sfuggire i piaceri, le gioie e le occasioni che la vita gli offre. Durante l’umanesimo, infatti, il giardino simboleggiava il luogo delle delizie, nonché la rappresentazione dell’ideale di otium (cioè il distacco da ogni attività) sereno, dedicato al culto della bellezza, della poesia, dei piaceri e dell’amore.
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