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Angelo Poliziano

Angelo Poliziano giunse a Firenze molto giovane; qui frequentò lo Studio fiorentino ed ebbe l’occasione di conoscere personaggi noti della cultura fiorentina come Leon Battista Alberti. Apprezzato per il suo precoce ingegno e l’approfondita conoscenza della lingua entrò nella cerchia di Lorenzo il Magnifico e due anni dopo diviene segretario personale del signore di Firenze. Intraprese la carriera ecclesiastica, continuando però a condurre un’esistenza del tutto laica. Sotto la protezione dei Medici e grazie alle rendite ecclesiastiche, Poliziano ebbe molto tempo da riservare agli studi e all’attività letteraria (otium). Dopo la congiura dei pazzi lo scrittore rimase accanto ai Medici, tuttavia per uno screzio avuto con la moglie del Magnifico decise di abbandonare la famiglia. Trovò ospitalità a Mantova presso il cardinale Francesco Gonzaga per il quale compose la Favola di Orfeo. Nello stesso anno tornò a Firenze dove ricevette dal Magnifico prestigiosi incarichi, quali l’ambasceria a Roma. Poliziano inoltre si dedicò a una intensissima attività filologica, ottenendo riconoscimenti in Italia e in tutta Europa. In seguito alla scomparsa del Magnifico, l’autore cercò di trovare una sistemazione a Roma, ma poco dopo, nel 1494 morì. Poliziano si fece apprezzare immediatamente da Lorenzo e dall’ambiente mediceo. Visse a stretto contatto con i Medici facendosi interprete sul piano letterario delle richieste e delle esigenze della signoria. Un esempio è dato dalle celebri Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano. Il poemetto è dedicato alla celebrazione della vittoria riportata dal fratello minore di Lorenzo in una giostra d’armo, l’esempio più luminoso e nitido di poesia umanistica in volgare. In questo Poliziano incarna la figura di intellettuale che si afferma nella Firenze della seconda metà del Quattrocento.

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