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I' mi trovai fanciulle un bel mattino - Poliziano

Parafrasi riassuntiva

La poesia si presenta come una storia narrata da una fanciulla: essa racconta, nella ripresa, di essersi recata, in un mattino di primavera, in un rigoglioso (verde) giardino dove, avendo trovato molti bei fiori colorati, li colse per adornare i suoi capelli e quindi raccoglierli in una ghirlanda; nella seconda stanza poi, la fanciulla descrive le belle rose viste dopo aver già riempito una parte del vestito, con tali rose ella decise di riempire tutto il grembo, ovvero la parte davanti del vestito, tanto erano profumate e belle, come le rappresenta nella terza stanza, quando, essendosi fermata ad osservarle più da vicino, ne vide alcune in piena fioritura, altre già un po’ appassite ed infine altre ancora in bocciolo; in questo momento la fanciulla racconta di aver ricevuto il consiglio di Amore, che la invita a cogliere le rose in fiore, con le spine, e così nella quarta ed ultima stanza la fanciulla consiglia le sue ascoltatrici allo stesso modo, a cogliere le rose quando hanno tutti i petali aperti ed ancora non sono appassite, perché è in quel momento che sono belle da mettere nelle ghirlande.

Analisi

Lo schema della ballata quindi è caratterizzato da quattro stanze, di sei versi endecasillabi ognuna, intervallate dalla ripresa, o ritornello, che apre e chiude la poesia con due versi endecasillabi; mentre, analizzando le rime delle stanze si trovano tre mutazioni e una volta, il quale primo verso rima con il precedente e il secondo riprende la coppia in rima del ritornello.

I personaggi riscontrabili nel racconto sono tre: il primo è la voce narrante, una fanciulla dai lunghi capelli biondi (vv. 7), fanciulla perché, oltre che voler adornare i suoi capelli, dice di riempire con i fiori il suo vestito e capelli lunghi poiché ha l’intenzione di racchiuderli con una ghirlanda; il secondo è Amore, ovvero la sua personificazione che, come aiutante della fanciulla, le consiglia quali rose è meglio cogliere; infine il terzo personaggio sono le lettrici della poesia, ovvero le fanciulle a cui essa è indirizzata ed alle quali la fanciulla si rivolge, richiamandole nel ritornello (“fanciulle” vv.1) e continuamente indirizzando a loro il suo racconto, i suoi pensieri (v. 19 “non vi potre’ dire quant’eron belle”) e i suoi consigli (ultima stanza “quindi, fanciulle,…”).

Analizzando l’aspetto morale della poesia, come oggetto principale dei pensieri della fanciulla si può identificare la rosa, o le rose in genere, descritte in particolare nelle ultime tre stanze come bellissime, profumate e quasi come magico elisir che colpisce il cuore della fanciulla “di dolce voglia e d’un piacer divino” (v. 15). Le rose sono sempre viste come simbolo di amore e di verginità, due aspetti che nella poesia vengono espressi, il primo dalla semplice personificazione dell’amore del quale viene espressa la parte piacevole, bella e di aiuto, mentre il secondo appare nell’immagine candida della giovane fanciulla, la quale, proprio con l’aiuto di Amore, riesce a scegliere le giuste rose, quelle più belle, che, benché abbiano le spine (v. 22 “in sullo spino”), vale la pena rischiare di pungersi per coglierle; quest’ultimo concetto può essere esemplificato come uno dei pensieri che il poeta vuole passare ai lettori: benché ci siano degli ostacoli da superare, le spine, non è per questo che bisogna rinunciare all’obbiettivo, cogliere la rosa più bella, quest’ultima inoltre, come sottolineato sopra, deve essere in piena fioritura, immagine della primavera e al tempo stesso quindi, della giovinezza, perché bisogna cogliere il momento giusto per fare delle cose, non troppo presto, ma neanche troppo tardi, perché la rosa prima o poi appassisce, come la fanciulla che, prima o poi, invecchierà.

Il tema del “cogliere l’attimo” è uno dei principali del secondo umanesimo, quando i poeti, dopo aver, nella prima parte dell’umanesimo, rappresentato a pieno nelle loro poesie, l’edonismo, quindi il dover godere delle bellezze della natura, si accorgono che a tutto c’è una fine, non si potrà godere per sempre della bellezza del mondo, perciò è necessario, durante la giovinezza, fare tutto ciò che ci è possibile per non sprecare tempo; per questo motivo l’autore prende come esempio una bella e giovane ragazza, più alto esempio di bellezza, e le paragona la rosa, regina dei fiori, e contrappone alla loro bellezza e gloria, la morte, poiché come la rosa appassisce, anche la ragazza diventerà anziana. Poliziano presenta il suo consiglio, celato in una metafora, diversamente, ad esempio, da Lorenzo de’ Medici, il quale, nella poesia “Trionfo di Bacco e Arianna” esprime a pieno, nel ritornello, il suo invito a godere appena ci è possibile dei piaceri della vita perché “di doman non c’è certezza”, non si sa cosa ci possa accadere ed al tempo stesso siamo certi che avremo una fine, è quindi necessario cogliere l’attimo.

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