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Passa la nave mia colma d'oblio


Passa la nave mia colma d'oblio
per aspro mare, a mezza notte, il verno,
enfra Scilla e Cariddi; ed al governo
siede'l signore, anzi'l nimico mio;

a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e'l fin par ch'abbi a scherno;
la vela rompe un vento umido, eterno
di sospir', di speranze e di desio;

pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna e rallenta le già stanche sarte,
che son d'error con ignoranza attorto.

Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l'onde è la ragion e l'arte:
tal ch'incomincio a desperar del porto.


Parafrasi


La mia nave (ovvero la vita), colma d'oblio, attraversa un mare tempestoso fra Scilla e Cariddi (lo stretto di Messina) in inverno, durante la notte, e alla guida siede il mio padrone che è anche il mio nemico (l’amore).
A ogni remo corrisponde un pensiero forte e doloroso, che pare si prenda gioco dei pericoli e la vela è rotta da un vento umido di sospiri e speranze. Una pioggia di lacrime e una nebbia di sdegni bagna e rallenta le corde della nave che sono fatte di errori e ignoranza attorno. Si celano i due occhi e io non posso arrivare al porto perché senza gli occhi di Laura non riesco a vedere la strada, così come i marinai non possono giungere a casa senza l’aiuto delle stelle.
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