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F. Petrarca, Passa la nave mia colma d’oblio, CLXXXIX


Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte il verno,
enfra Scilla et Caribdi; et al governo
siede ’l signore, anzi ’l nimico mio.

A ciascun remo un penser pronto et rio
che la tempesta e ’l fin par ch’abbi a scherno;
la vela rompe un vento humido eterno
di sospir’, di speranze, et di desio.

Pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna et rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignorantia attorto.

Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragion et l’arte,
tal ch’incomincio a desperar del porto.

Parafrasi e spiegazione


1) La mia nave, che si è dimenticata dei propri doveri, sta attraversando un mare tempestoso, fra le tenebre della notte e nel bel mezzo dell’inverno (il poeta sta attraversando un momento difficile; la sua coscienza morale è in balia della passione amorosa ed utilizza la metafora tradizionale della nave in balia della tempesta). Sta navigando fra Scilla e Cariddi (si tratta dello stretto di Messina in cui la navigazione è particolarmente pericolosa in quanto se il navigante riesce ad evitare l’uno, finisce per essere attirato dall’altro); al timone se ne sta il signore (= Amore), anzi il mio nemico (il poeta considera Amore come un nemico)

2) A ciascun remo è collegato un pensiero inesistente, ma malvagio pronto a manifestarsi che non si cura della tempesta e della morte per naufragio; la vela è lacerata da un vento umido e incessante, prodotto da sospiri e da speranze.

3) Una pioggia di lacrime, una nebbia di sdegni bagna ed allenta le sartie già provate che sono composte da errori attorcigliati all’ignoranza.

4) Sono nascoste le due dolci stelle (si tratta di una metafora per indicare Laura i cui occhi, di solito erano per Petrarca de segnali in grado di indicare la rotta da seguire); le conoscenze teoriche e pratiche che rendono abile il navigatore hanno fatto naufragio in mezzo alle onde a tal punto da disperare di poter raggiungere il porto.
Il sonetto, composto secondo lo schema ABBA, ABBA, CDE, CDE, è tutto costruito su di un’allegoria: il poeta si identifica con una nave in balia della tempesta, senza un nocchiero sufficientemente abile e addirittura nemico, quindi infido. Le cause della difficoltosa navigazione sono da ritrovarsi sia nei fattori esterni (quali la tempesta della passione amorosa) che interni, quali la debolezza d’animo, la remissività della ragione nei confronti della passione, la dimenticanza delle regole che regolano l’arte della navigazione

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