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Francesco Petrarca - S’io credessi per morte essere scarco


Nel sonetto ci appare un Petrarca oppresso da un grave ed insostenibile peso che lo schiaccia verso la terra, a tal punto che pensa al suicido come liberazione. L’unico freno che lo trattiene dal compiere questo estremo passo e il timore di poter riuscire nemmeno così a liberarsi del peso amoroso e non il timore della dannazione eterna.
Teme che il pensiero amoroso lo accompagnerà nell’aldilà sotto forma di rimorso e quindi resterebbe con lui in eterno

Testo


S’io credesse per morte essere scarco
del pensiero amoroso che m’atterra,
colle mie mani avrei già posto in terra
queste membra noiose, e quello incarco;
ma perch’io temo che sarebbe un varco
di pianto in pianto e d’una in altra guerra
di qua dal passo ancor che mi serra
mezzo rimango, lasso!, e mezzo il varco.
Tempo ben fôra ormai d’aver spinto
l’ultimo stral la dispietata corda
ne l’altrui sangue già bagnato e tinto.
Et io ne prego Amore, e quella sorda
che mi lassò de’ suoi color depinto,
e di chiamarmi a sé non le ricorda.

Parafrasi


Se io fossi sicuro che con la morte mi potessi liberare
del pensiero amoroso che mi tormenta,
con le mie stesse mani avrei seppellirei
sia queste odiose membra che quel peso
Ma poiché temo che sarebbe un passare
continuo da un pianto all’altro e da una guerra all’altra
di qua dal passo della morte che mi rincresce
io rimango, ahimé, nell’incertezza, la vita non è né vita, né morte
Sarebbe ormai tempo che la corda spietata
avesse scagliato l’ultima freccia
nel sangue di un altro [Petrarca stesso] già intriso e macchiato
E per questo prego l’Amore e colei [la morte] che, sorda,
che ha lanciato contro di me i suoi strali dipingendomi dei suoi colori
e che non si ricorda di chiamarmi a sé.
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