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La differenza tra Dante Alighieri e Francesco Petrarca

Dante non si accorge del distacco che si venne a formare tra il mondo antico e quello in cui stava vivendo, infatti nelle sue opere ci sono molte allegorie che riportano al “mondo classico”, semplicemente nella “Commedia” possiamo ricordare il ruolo di Virgilio, o anche “il nobile castello” del Limbo o come ancora l’incontro con Stazio ecc…
Petrarca invece riesce a percepire la frattura tra il tempo in cui vive e quello classico, non assimila come Dante Alighieri i personaggi, o i fatti, del mondo passato al suo tempo, anzi preferisce ricordare i testi classici, però ripulendoli da qualsiasi impurità, per poterli apprezzare al meglio cerca il più possibile di riportarli alla loro autenticità.
Con queste idee Petrarca si mette alla ricerca dei libri classici, però quei libri che furono messi da parte in passato, che furono perse le loro tradizioni (ovviamente solo libri in latino, non potendo comprendere a pieno il greco). Inizia così la sua ricerca nelle biblioteche più antiche e nasce così l’attività filologica di Francesco Petrarca.

Dalla sua ricerca di libri classici persi nel tempo, uscì la scoperta di alcuni epistole di Cicerone ad Attico.
Più continuava la sua lettura di queste tipo do opere, abbastanza lontani dal suo tempo contemporaneo, più cresceva in lui la voglia di circondarsi di scritture del tempo antico causata dall'ammirazione e dalla nostalgia che gli lasciavano, così si adeguò e conformò la sua vita quotidiana ai principi del mondo che lo precedeva.
Ovviamente quasi inevitabilmente questa sua ricerca portò alla mutazione e all'influenza del suo scrivere, come possiamo vedere nelle sue epistole che emulano quelle di Cicerone.
Con l’attività filologica di Petrarca, le generazioni future degli umanisti ebbero un esempio da usare come modello.

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