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H.C.Andersen - Il brutto anatroccolo (analisi)

La fiaba del Brutto Anatroccolo, di H.C. Andersen, è da sempre considerata una metafora delle difficoltà, con diversi risvolti psicologici. Essa racconta la nascita di un piccolo cigno in mezzo ad una nidiata di piccole anatre, la sorpresa del “gruppo” e la conseguente non accettazione di tale diversità. Racconta la sofferenza della “madre” che vorrebbe proteggere il piccolo che considera suo, nonostante le evidenti differenze, e soprattutto il dolore del piccolo che vedendosi rifiutare e schernire da tutti si convince di essere davvero brutto e inaccettabile. Narra del viaggio che il brutto anatroccolo decide di fare, per allontanarsi dagli altri che lo rifiutano, ma soprattutto del viaggio che egli fa dentro di sé, un viaggio che lo porterà finalmente a scoprire il proprio inestimabile valore. Infine la fiaba ci porta a riflettere anche sulla gioia che ognuno di noi prova nell’essere accettato e apprezzato dagli altri, dal gruppo: una sensazione che promuove la crescita individuale e la crescita dell’autostima, fondamentale per accettare e riconoscere il proprio io, il proprio valore.
Caratteristiche fisiche: il protagonista del racconto non può essere definito fisicamente caratterizzato da una menomazione o malformazione fisica in quanto le sue caratteristiche sono quelle tipiche della specie alla quale appartiene. E’ comunque descritto brutto e grosso perché così lo vedono gli altri, lo è in relazione agli animali in mezzo ai quali si trova
“ … e questo anatroccolo grigio non lo vogliamo! - Disse una grossa anatra, morsicando il poverino sul collo.-
- Non fategli male! - Gridò la mamma anatra furiosa - E' così grande e brutto che viene voglia di maltrattarlo! - Aggiunse la grossa anatra con tono beffardo.- E' un vero peccato che sia così sgraziato, gli altri sono tutti adorabili, - rincarò la vecchia anatra che era andata a vedere la covata.”
Notizie anagrafiche: non sono esplicitate se non per dire che è nato da poco essendo appena uscito dall’uovo. “Finalmente il grosso uovo si aprì e lascio uscire un grande anatroccolo brutto e tutto grigio”
Caratteristiche psicologiche: E’ triste perché si sente fuori posto, non accettato. Non nutre però sentimenti ostili verso coloro che lo maltrattano “ Il piccolo anatroccolo era molto infelice. Un giorno, stanco della situazione, scappò da sotto la siepe.
Gli uccelli, vedendolo, si rifugiarono nei cespugli. "sono così brutto che faccio paura!" pensò l'anatroccolo.”
Quando trova la sua giusta collocazione tra i suoi simili, si sente felice ma non approfitta della nuova situazione per rivalersi nei confronti di coloro che lo hanno fatto soffrire. La felicità che infine prova non è legata alla considerazione o accettazione degli altri, ma viene da una nuova consapevolezza di sé.
Caratteristiche comportamentali: nel brano in esame l’anatroccolo appare passivo, non agisce né parla contro gli altri, sembra semmai ripiegato su se stesso nel tentativo di capire il rifiuto degli altri.

Riflessione

L'anatroccolo è grigio, grande e goffo. Il suo corpo è irregolare, non armonioso e sgraziato. Il piccolo è decisamente "fuori luogo" nel gruppo di appartenenza.
Dunque a livello sociale è perseguitato e insultato da tutti, per cui decide di scappare via.
L'anatroccolo vaga senza meta e non trova nessuno che lo voglia. Psicologicamente è debole e non riesce a riscattarsi, ma si lascia sopraffare dal gruppo.
Nella prima parte della storia appare "sconfitto", in realtà la sua inferiorità è solo apparente, inoltre è di carattere "buono" e quindi anche quando diventerà un cigno bellissimo non si mostrerà superbo e vendicativo, ma resterà se stesso nell'animo.
Questo viaggio triste nella differenza ha comunque un valore positivo, perché riporta l'anatroccolo a riappropriarsi della propria identità, riprendendosi il diritto di essere venuto al mondo. Sentirsi diversi non è mai piacevole per nessuno. Fortunatamente ci sono persone tolleranti, intelligenti ed accoglienti che danno sostegno a chi, per qualsiasi motivo, si sente diverso o in difficoltà. Il personaggio della fiaba di Andersen è la figura del “diverso”. Si potrebbe paragonare all’immigrato che vive in un paese straniero, tra persone con tratti somatici, lingua, tradizioni diversi dai suoi. La fiaba è un triste specchio di quanto molto spesso avviene nella realtà: le difficoltà di relazione non stanno tanto nell’impossibilità di entrare in comunicazione per oggettivi impedimenti fisici o intellettivi ma nel pregiudizio verso chi è portatore di “diversità”. A volte il pregiudizio nasce dalla paura: paura che l’altro invada e si impossessi del nostro spazio, che ci imponga la sua visione del mondo. L’altro è visto come un nemico e non come una ricchezza, come portatore di valori su cui confrontarsi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescente aumento di alunni stranieri all’interno della società italiana.
Il messaggio più profondo della storia è ovviamente quello del valore rilevante di ciascuno di noi, che spesso, a causa delle condizioni e del contesto di vita, non può emergere ed essere "riconosciuto". E’ necessario riflettere sulla tolleranza e sul rispetto dell'altro, perché dentro ciascuno, anche se spesso non si vede, c'è sempre e comunque uno splendido cigno.
“Improvvisamente si accorse del suo riflesso sull'acqua: che sorpresa! Che felicità! Non osava crederci: non era più un anatroccolo grigio… era diventato un cigno: come loro!!
I tre cigni si avvicinarono e lo accarezzarono con il becco dandogli così il benvenuto, mentre alcuni ragazzi attorno allo stagno declamavano a gran voce la sua bellezza e la sua eleganza.”
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