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Camillo Sbarbaro: Ora che sei venuta


Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa –
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.
Il pigolio così che assorda il bosco
al nascere dell’alba. ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.

Ma te la mia inquietudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l’ore deserte. quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare.

Analisi del testo


Dal punto di vista metrico, il componimento si articola in 21 versi di cui 18 endecasillabi, un settenario e due quinari. Esso è articolato in tre strofe di lunghezza diversa (7 versi, 3 versi e 11 versi).
Paragonata ad un soffio di vento che entra in una stanza chiusa, la donna entra a passo di danza nella vita del poeta che non trova le parole adeguate per esprimere la sua gioia. Gli è sufficiente restare accanto alla donna in silenzio. Questo concetto è espresso nella prima strofa che è ricca di fenomeni ritmici: rima interna (entrata v.2 e folata v.4), alcune quasi rime (venuta v.1, entrata v.2, vita v.3), un’assonanza (venuta v.1 e chiusa v.4).
Il concetto della voce che manca è ribadito nella seconda strofa in cui viene introdotta la similitudine col pigolio degli uccelli del bosco che cessa non appena il sole si fa alto all’orizzonte. Il pigolio corrisponde alle parole del poeta e il solo l’amore nascente. La terza strofa introduce un ricordo: il poeta descrive la sua inquietudine di ragazzo che aspirava all’amore, ma non trovando il suo cuore era preso da affanno. In tale ansia non c’era soltanto un’attesa generica dell’esperienza amorosa, ma anche l’attesa di lei. Il suo cuore che soffoca ci fa pensare allo stessa sofferenza provata dal Leopardi e descritto ne La sera del dì di festa.
Nella terza strofa, ecco giungere in modo più dettagliato il ricordo dell’attesa Di nuovo troviamo una similitudine tratta dal mondo naturale: le parole scaturivano da sole come l’acqua che trabocca dall’orlo di un vaso; le ore deserte erano allora tutte occupate dalla presenza immaginaria della donna, mentre le labbra del giovane, quasi inconsapevolmente, si univano per darle un bacio. I tre puntini di sospensione dell’ultimo verso stanno a significare una certa reticenza nel raccontare quello che avveniva successivamente nell’immaginazione del giovane uomo.
In significato globale della poesia è questo: l’arrivo della donna ha ridato la voglia di vivere al poeta (quando scrive questa poesia egli ha 43 anni), un tempo dal carattere ombroso e solitario. Il poeta canta la gioia dell’amore un tema che non è molto frequente nella poesia moderna, in cui, invece si preferisce cantare la sofferenza dell’amore o non corrisposto o non vissuto nella sua interezza.
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