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Marcel Proust(1871-1922)

La dissoluzione degli schemi narrativi del romanzo naturalista e decadente trova il suo apice in Francia con “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust. Alla base del capolavoro emerge una domanda: Cosa ha valore nella nostra esperienza umana? La riposta si trova alla fine della ricerca ed è: La vera vita è la letteratura. Non la letteratura naturalista che offre solo rappresentazioni fredde e immobili della realtà, ma una letteratura che sia ricerca della “Verità” e non della “Realtà”, ovvero una realtà più profonda che tenga conto della nostra interiorità e del suo mutare nel tempo. Questo, tuttavia, non è un libro di memorie. Proust infatti distingue tra due memorie:
1. Memoria volontaria: quella che agisce nel momento in cui recuperiamo con un preciso atto della volontà il passato inteso come un insieme di eventi e oggetti strutturati in senso logico-razionale.
2. Memoria involontaria: è quella che consente la restituzione del ricordo completo del suo valore soggettivo e quindi emotivo. Essa agisce su sollecitazione sensoriale. In queste “epifanie” improvvise emergono delle verità nascoste ed il passato torna intatto. È il tempo ritrovato che il narratore traduce in scrittura e in letteratura.

In tutto ciò è evidente la lezione di Baudelaire e dei simbolisti francesi sulle corrispondenze analogiche tra le cose(si tratta dell’utilizzo di un linguaggio specifico e raffinato accessibile solamente ad un elite) e l’insegnamento di Bergson relativo al tempo(la durata rappresenta l’essenza stessa della temporalità). La memoria involontaria fa continuamente passare il protagonista dal presente al passato e viceversa. A volte un breve atto viene dilatato nella narrazione per l’importanza che ha nell’interno della coscienza del protagonista oppure le vicende di anni interi vengono raccontate in poche righe. Tutto ciò si riflette sulla sintassi che diventa più complessa e in essa prevale l’ipotassi( Ipotassi: struttura sintattica di un periodo o di un intero testo in cui prevale la subordinazione).

Proust “ La Madeleine”

È una delle pagine più celebri del romanzo “Alla ricerca del tempo perduto”. In essa troviamo spigato e semplificato il procedimento della memoria involontaria. Racconta di un ragazzino che assapora una tazza di the nella quale è inzuppato un dolce molto particolare, "corto e gonfio", egli dice, che si chiama "madeleine". Quest'esperienza, che è del tutto insignificante, lo porta in uno stato di felicità e quasi di estasi che egli tenta di comprendere. Cerca di far questo gustandone una seconda sorsata, ma in quel momento la sensazione si arresta. Il ragazzino si pone di nuovo delle domande sulla sua sensazione. Questo mi sembra il percorso di ogni esperienza di scrittura: tentare di passare dalla sensazione alla parola, trovare il significato della sensazione. Il protagonista vuole scoprire per questo ricordo ,o rende così felice, ma facendolo troverà nel ricordo qualcosa che avvierà una faticosa ricomposizione della sua esistenza e della sua identità.

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