Video appunto: Fenoglio, Giuseppe - Vita ed Opere

La storia tra epopea e mito



Nell’immediato dopoguerra la letteratura assume il difficile e delicato compito di accogliere e riplasmare in forma mitico narrativa la tragica esperienza attraversata dalla nostra civiltà. Cesare Pavese e Beppe Fenoglio danno voce all’esperienza degli anni di lotta partigiana attingendo alle forme della tradizione classica.
Pavese riscopre la funzione del mito e trasfigura la rappresentazione della campagna in cui era nato e che erano state teatro dell’eroica resistenza armata al nazifascismo. Fenoglio recupera in chiave nuova l’epos per narrare Questa stessa lotta e da voce alla grande e sofferta epopea collettiva incarnata dalla guerra partigiana. Tuttavia, è Pavese accogliere e trasporre il valore antropologico del mito e del simbolo.

Beppe Fenoglio



Beppe Fenoglio nacque nel 1922 ad Alba, "capitale" delle Langhe, da genitori di estrazione contadina.
L'ambiente provinciale fu uno degli elementi principali della sua formazione, e da esso egli non volle e non seppe mai staccarsi. Beppe, il primogenito, e i suoi due fratelli poterono studiare dopo che il padre riuscì a mettersi in proprio, e quindi elevare il proprio livello sociale. Nel 1940 Fenoglio iniziò con scarso interesse il corso universitario di Lettere a Torino, che non porto mai a temine anche a causa della chiamata alle armi nel 1943. Si unì nei mesi seguenti alle formazioni partigiane badogliane. La guerra partigiana fu l'esperienza fondamentale della sua vita, nucleo tematico della maggior parte della sua produzione letteraria. Finita la guerra iniziò la sua doppia vita di impiegato in un'azienda vinicola e di scrittore: ma la letteratura fu sempre la vera ragione della sua esistenza. Nel 1960 sposò una giovane conosciuta già nell'immediato dopoguerra, da cui ebbe la figlia Margherita. Cominciavano ad arrivare i primi riconoscimenti importanti, quando fu colpito da una grave malattia polmonare che lo condusse alla morte nel 1963.

Il pensiero e la poetica



L'opera di Fenoglio si articola intorno a due grandi temi, quello della guerra partigiana al nazifascismo e quello della vita nell'ambiente contadino delle Langhe. Questi due poli sono marcati dal comune sigillo della violenza. Lo sguardo dell'autore è segnato da un radicale pessimismo. La violenza è un dato di natura e l’uomo è un vinto perché il suo destino è la morte. Questo pessimismo risponde alla vita con una stoica resistenza.
Per Fenoglio resistere significa affrontare sopportando ciò che il destino impone. La visione di Fenoglio è dunque pessimistica ma non rassegnata. I suoi personaggi vanno incontro al proprio destino senza piagnistei e senza lamento. Diversi elementi consentono di accostare all'epos classico il modo fenogliano di trattare la materia della resistenza. Tra questi elementi vi è la presentazione della lotta come avventura esistenziale vissuta con il rigore e accettazione virile del destino. Epicamente eroico è l’esausto sforzo dei personaggi che non viene meno anche di fronte all’inevitabile della sconfitta.
La particolare visione della dignità dell'uomo, l'aspirazione alla giustizia e all'equità che contraddistinguono l'opera di Fenoglio derivano dalla sua grande ammirazione per la cultura inglese dell'epoca della rivoluzione cromwelliana.
Lo stile di Fenoglio si fonda su una narrazione tutta movimento e azione e infatti il suo modo di raccontare è assimilato a quello del cinema. Le descrizioni sono esatte e accurate nei minimi dettagli; il paesaggio è specchio dell'azione che vi si svolge.

Una questione privata



Una questione privata è un romanzo uscito postumo nel 1963, è una storia romantica nel fitto della guerra di resistenza. Una vicenda privata che si intreccia con la materia pubblica viva e pulsante della resistenza. Una storia individuale perché tutta giocata intorno alla figura di Milton.
Milton è un giovane studente universitario innamorato della bellissima Fulvia. Egli ritorna alla villa della fanciulla nel pieno della guerra civile ma lei non c'è: la guerra la costretta ad andare a Torino. quindi Milton rivede il luogo dove è nato il suo amore per la ragazza e assapora i ricordi che lo legano a lei. Al momento della partenza dalla villa La custode gli insinua il sospetto che Fulvia abbia avuto una relazione con Giorgio Clerici. Da questo momento la questione privata cioè la chiarificazione di questo dubbio prende il sopravvento nella mente di Milton. Corre alla ricerca di Giorgio ma egli è stato appena preso dei fascisti allora cerca un prigioniero per scambiarlo con Giorgio prima che venga fucilato. Cattura un sergente fascista ma finisce per ucciderlo. Questo gesto porterà all'uccisione di due partigiani. Milton allora ritorna alla villa ma è sorpreso da una retata organizzata da una pattuglia di fascisti. Il giovane si dà alla fuga, probabilmente salvandosi, ma l’ambiguità delle ultime parole lasciano il lettore col dubbio.
La lingua e lo stile sembrano aver raggiunto un essenziale e auguro equilibrio. Largo è l'uso dell’indiretto libero che traduce i pensieri del protagonista. La struttura del romanzo è semplicissima ed andamento circolare: la vicenda del protagonista parte da un punto e si conclude Nello stesso. Come nell'epica cavalleresca e il meccanismo della quiete, la ricerca, a dare forma alla narrazione. La prospettiva della narrazione è sconsolata Ma sembra ribadire l'idea dell'ineluttabile necessaria resistenza nello sforzo di ricerca esistenziale.