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il nome e il cognome si possono leggere e analizzare da vari punti di vista. In Italia ci sono 7000 nomi contro 350.000 cognomi, la media oscilla fra l'esiguo numero di ceri nomi come Esuperanzia o Agrippina e l'alta frequenza di altri come Maria e Giuseppe. I cognomi vanno dai tre Remida ai circa mezzo milione di Rossi-Russo. I Romani per esempio Marco Tullio Cicerone usavano un prenome. Verso metà 500 vennero istituiti i primi registri battesimali dove accanto al proprio era annotato anche il casato; e non di rado capitava che lettere e sillabe venissero storpiate dagli anagrafisti, il che spiegherebbe le numerosi varianti di cognomi: si pensi ai circa 300 derivati, spesso irriconoscibili...
Nel Settecento i più rari erano: Quasimodo, Goi, Menegoi; Rumma,Donnarumma. Nella metà dell'ottocento una ragazza-madre si presentò in un ufficio per registrare il suo neo-bebè: "nome?" chiese l'anagrafista. "Vincenzo", rispose la donne. " Cognome?" "Fate voi...". L'ufficiale comprese e, propose "Vi piace Quasimodo! come il gobbo di Notre-dame. Così Vincenzo Quasimodo sarebbe diventato il nonno di Salvatore Quasimodo, poeta e premio Nobel nel 1959. Si tramanda che nel nome, è scitto il destino: "Nomen est omen". lo stesso varrebbe per i cognomi. Un esempio classico: Galileo Galilei. la voce da un mix di radici ebraico-aramaiche: gl-gol che indica sfera, agulah "cerchio", e galil "cilindro". Come si vede, il cognome rivela una certa "predestinazione" alla meccanica celeste e all'astronomia. E, curiosamente, all'astrologia: già, perchè galileo, per sbarcare il lunario, inventava pure gli euroscopi per i signori del suo tempo.

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