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L'Ermetismo

L'Ermetismo è la principale corrente poetica italiana che si sviluppò tra la prima e la seconda guerra mondiale. Il termine lo si deve al critico letterario Francesco Flora, che nel 1936 pubblicò ''La poesia ermetica'' nella quale criticava la poesia italiana da lui giudicata oscura e difficile da comprendere.
Nel 1938 uscì il primo manifesto teorico, il saggio di Carlo Bo ''Letteratura come vita'', e sostiene che la letteratura deve essere capace di creare una realtà lontana dalla vita comune attraverso l'uso del linguaggio simbolico, di forme allusive e suggestive. Essa deve esprimere temi quali la volontà di comunicare il dolore intimo dell'uomo, la difficoltà del vivere e la solitudine.
Affinchè ciò possa avvenire, la poesia deve assumere un carattere elitario, che sia per pochi alla ricerca di un'esasperata perfezione formale.
I modelli e lo stile:
L'Ermetismo nasce dalla poesia simbolista, da cui troviamo simboli e analogie. Gli ermetici osservano molto anche le poesie di Ungaretti e il suo processo di ''scavo'' della parola.
Da questo, le scelte stilistiche sono:
-nesso lirico-musicale;
-simboli e analogie;
-linguaggio evocativo e allusivo;
-un duplice registro linguistico, vocaboli comuni, termini ricercati e preziosi;
-sintassi rarefatta e frammentata;
-verso libero.
I poeti ermetici:
Tra i poeti che aderirono all'Ermetismo ricordiamo: Carlo Betocchi, Leonardo Sinisgalli, Alfonso Gatto, Attilio Bertolucchi, Vittorio Sereni, Mario Luzi, Salvatore Quasimodo.
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