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Ungaretti e Montale

1. Che rapporto esiste fra Ungaretti e la guerra
Le poesie che Ungaretti scrive in trincea tra il 1915 e il 1916 sono tra le più importanti della sua produzione poetica
Allo scoppio della 1.a guerra mondiale, Ungaretti lascia Parigi e rientra in Italia. Ungaretti è stato un interventista molto convinto e pertanto, si è arruolato in fanteria come volontario nel maggio del 1915 e viene inviato sul fronte del Carso. Pochi mesi al fronte sono sufficienti per lasciare un'impronta sulla sua concezione della vita e sul suo stile poetico. I temi dominanti dei suoi versi derivati dall’esperienza di guerra sono:
• la fragilità della condizione umana
• l’attaccamento alla vita
• il sentimento della fratellanza nel dolore
• l’impressione di poter trovare la salvezza solo nella comunione con la natura, per sentirsi in armonia con il tutto

Significato della la raccolta “Allegria”
L’ Allegria è la prima raccolta di poesie di Ungaretti pubblicata nel 1919. Inizialmente il titolo era Allegria di naufragi e successivamente è stato ridotto in Allegria. Il nucleo della raccolta è Il Porto Sepolto: si tratta di poesie scritte al fronte durante la 1.a guerra mondiale. A causa della sua ampiezza e delle modifiche operate via via da Ungaretti, L'allegria è un'opera abbastanza varia dal punto di vista delle tematiche. Riunisce, infatti, al suo interno versi legati all'esperienza diretta della Prima Guerra Mondiale e poesie che ricordano alcuni momenti della vita privata dell'autore. Il titolo dell'opera (un ossimoro) esprime la gioia che l'animo umano prova nell'attimo in cui si rende conto di aver scongiurato la morte, contrapposto al dolore per essere uno dei pochi sopravvissuti al "naufragio"
In tal senso, una delle caratteristiche della poesia di Ungaretti è quella del vitalismo, dell’ansia di vita che si manifesta anche e soprattutto nelle condizioni più difficili ed estreme, quali una notte in trincea accanto al cadavere di un compagno (come in Veglia), la percezione della precarietà della vita (cfr. Fratelli) o il dolore indicibile per i lutti della guerra (cfr. San Martino del Carso). Altrove, la tensione vitalistica emerge nella riflessione su di sé e sul senso della propria esistenza (come ne I fiumi), o nella riflessione sulla morte (cfr. Sono una creatura).

2. Il tema del ricordo in Montale
Il tema del ricordo è presente in quasi tutte le liriche di Montale (Non recidere, forbice, quel volto – Cigola la carrucola – I fiumi) ma soprattutto nella poesia La casa dei doganieri. Il poeta sui rivolge ala donna che aveva conosciuto in Liguria, a Monterosso, e che con lui era entrata nella casa. Tuttavia è passato tanto e la donna non ricorda più perché la sua mente è presa da altri ricordi. Il ricordo è rappresentato dal gomitolo che il poeta dipana ma che allontana sempre più il presente dal passato. Il tempo travolge e dissolve tutto; di conseguenza l’uomo è preso da un senso di disorientamento di cui è l’emblema la banderuola che ruota sul tento e la bussola che non costituiscono più un punto di riferimento. Pare che esista un varco di cui sono un simbolo le luci in lontananza di una petroliera, ma anche questo è un’illusione. Pertanto al poeta, ormai privato perfino del ricordo non resta che la solitudine ed una vita senza senso

3. Definire ed esemplificare la tecnica del correlativo oggettivo
Il concetto di correlativo oggettivo caratterizza tutta la letteratura del Novecento ed è stato introdotto da Thomas Eliot: per il critico inglese, il poeta non si deve limitare a parlare di sé e della propria esperienza, deve trasferire le emozioni in immagini reali che permettono al lettore di provare le stesse emozioni.
In Montale, il concetto si ritrova soprattutto nella sua raccolta Ossi di seppia, il cui titolo è già un esempio di correlativo oggettivo: gli ossi di seppia abbandonati su una spiaggia assolata evocano sensazioni di morte e di macerie abbandonate che provengono dagli abissi marini. A differenza del simbolo, il cui significato viene spiegato nel testo a cui appartiene, il correlativo oggettivo ha un significato che non viene esplicitato direttamente dall'autore. Le immagini non hanno semplicemente un valore soggettivo e individuale: il poeta infatti riesce a dare alle immagini un significato universale (= significato valido per tutti) e a comunicare quindi idee e sentimenti ai lettori. Ad esempio il tema del "male di vivere", del pessimismo esistenziale del poeta, nella poesia Meriggiare pallido e assorto è evocato, nei versi finali, dall'immagine della vita come "una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Ritroviamo un altro esempio di correlativo oggettivo nella lirica Spesso il mal di vivere ho incontrato in cui gli aspetti più umili e quotidiani (il corso del ruscello che incontra un ostacolo, la foglia secca e accartocciata, il cavallo che stramazza a terra per la troppa fatica, costituiscono un male di vivere uguale alla sofferenza degli uomini.
Nella poesia Non chiederci la parola, l’immagine del croco che sboccia in mezzo ad un prato polveroso e che è il simbolo della spiegazione del mondo e dell’animo informe che viene richiesta al poeta è un altro esempio di correlativo oggettivo (correlativo oggettivo delle certezze).

4. Perchè i poeti ermetici rifiutano la sintassi?
Nei poeti ermetici il rifiuto della sintassi è da collegarsi al tema della guerra. Come la guerra ha stravolto il mondo, così si prova la necessità di distrutturare la forma e creare un cambiamento delle strutture usate nella poesia tradizionale. La sintassi diventa così scarnificata, cioè ridotta all’essenziale o addirittura rifiutata. Infatti, nelle poesie ermetiche si ha spesso l’ abolizione totale o parziale della punteggiatura; si conserva solo il punto interrogativo e il punto è sostituito con spazi bianchi, che quindi hanno la funzione di pause espressive, si da un nuovo valore alle pause che diventano così ricche di significato. Essenzialità dei vocaboli e della lingua.

5. Come si presenta il poeta ne “Il porto sepolto”
Ne Il porto sepolto il poeta, che ha un animo sensibile, riesce a percepire ciò che è nascosto nel cuore di ognuno e riesce a tradurlo in poesia. Quindi, il poeta è un veggente che sa cogliere il mistero che si nasconde al di là della realtà che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi e trae da questo mistero qualche frammento sfuggente. Quindi l’esperienza poetica di Ungaretti si allinea sulla teoria del Simbolismo e di Rimbaud. L’opera del poeta come una specie di avventura (arriva – torna alla luce – disperde) come una discesa in questo porto sepolto per riportare alla luce soltanto dei frammenti che, tuttavia, non possono essere decifrati. Il porto sepolto diventa quindi il simbolo di ciò che è nascosto nell’animo di ogni uomo.

6. Che cosa significa per Ungaretti la “parola”?
I poeti ermetici vogliono di trasmettere le vibrazioni più nascoste nell'animo, i turbamenti passeggeri ma profondi, il mistero dell'inconscio, e tutto ciò viene realizzato, trovando quelle poche ma significative parole (talvolta basta anche un solo termine) che possano trasmettere tutte le sensazioni provate dal poeta.
Ecco perché la poesia ermetica crea un nuovo linguaggio, in cui la parola si carica di tutta una serie di significati allusivi e di valori simbolici che vanno molto al di là del suo significato lessicale, rispetto a quello a cui siamo abituati
Inoltre le parole acquistano un'importanza per il loro valore fonetico, non nel senso della musicalità , ma di un'armonia che nell'animo umano è capace di leggere sensazioni diverse e pensieri inaspettati (uso di allitterazioni, assonanze, ecc…)

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