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Italo Svevo: il tempo misto


La stesura dei romanzi scritti da Italo Svevo segue delle tecniche narrative e strutturali ben precise. La struttura in cui l’autore cala le sue opere è realizzata in modo tale che l’attenzione dell’autore e, quindi del lettore sia rivolta verso l’analisi psicologica dei personaggi, in particolare del protagonista. Narrando oggi i fatti di ieri, l’autore scarta le categorie temporali in quanto l’accaduto e l’atteggiamento psicologico non sono univoci, bensì poliedrici, con una continua contaminazione di passato e presente. Nei romanzi di Svevo si fonde quindi una molteplicità di prospettive per cui il ricordo non è mai oggettivo poiché esso muta in base alle progressive modificazioni che i ricordi subiscono nel tempo. Ciò comporta la necessità di dipanare l’aggrovigliata matassa dell’interiorità del personaggio ed individuare una serie di fili che permettano di condurre un’analisi labirintica. Questo comporta il dissolversi del personaggio perché, mentre i realisti presentavano una realtà oggettiva in cui i protagonisti si delineavano perfettamente, nelle opere di Svevo essa non è già data oggettivamente ma è in fieri, quindi in continuo divenire: essa non assume una forma definitiva in quanto l’accumulo dei ricordi che a posteriori sono proiettati su di essi non ne permettono la decodificazione. Con Svevo si passa dunque dal piano di rappresentazione oggettivo dell’autore a quello soggettivo del personaggio. Infatti, come scrive Auerbach, “quasi tutto ciò che è detto è il riflesso della coscienza dei personaggi”. Ciò avvicina Svevo a James Joyce, in quanto entrambi adottano la tecnica del monologo interiore, che consiste nella descrizione, distaccata dal linguaggio sintattico e grammaticale, dei tumultuosi aspetti della coscienza. Tra i due scrittori vi è però una differenza: mentre in Joyce questo procedimento si esprime attraverso il cosiddetto “flusso di coscienza”, Svevo riferisce impressioni ed eventi mediandoli attraverso la rifrazione psicologica del protagonista, adoperando il discorso indiretto libero. Per questo motivo in riferimento all’opera si parla di tempo misto: l’autore accosta tempi passati a verbi al presente. Ad esempio, l’episodio dell’improbabile ultima sigaretta, l’autore rievoca i suoi ricordi, alternando quindi racconto e riflessione. La narrazione del protagonista si costruisce quindi sull’uso del passato, tramite cui egli rievoca i ricordi, il presente, che permette di svolgere la riflessione del personaggio, e il condizionale, che rappresenta il dubbio e l’incertezza. Svevo ha definito questa mescolanza di verbi, che spesso sono accostati nella stessa frase, “tempo misto”: il tempo della coscienza che pretende di recuperare i ricordi passati, i quali sono però alterati e contaminati alla luce delle nuove esperienze.
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