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La poetica di Italo Svevo


Italo Svevo è stato uno tra i primi scrittori del ventesimo secolo a concepire la letteratura in modo profondamente antitetico rispetto alla tradizione. Infatti, Italo Svevo come prima cosa ridimensiona il ruolo di letteratura e poesia, allontanandosi dalla figura del poeta-eroe, del poeta-genio. Al contrario, Svevo considera la letteratura come un modo per conoscersi meglio e attribuisce ai letterati molti difetti. Poeti e scrittori, infatti, non sono persone speciali e non sono in grado di conoscere il mondo: i loro valori (come quelli di tutte le persone e di tutta la società) sono crollati, perciò, non ci sono più valori o ideali da comunicare. In altre parole, Italo Svevo rifiuta l'idea classicista di arte.
Secondo Svevo, il poeta deve essere testimone della realtà, non crearne un'altra. Da questa idea consegue una scelta stilistica contraddistinta da uno stile vivo e parlato e da un linguaggio realistico (analogamente al verismo verghiano).
I temi peculiari delle opere di Italo Svevo sono: il ricordo e la malattia.
Il ricordo è il tema più versatile e utile per l’approfondimento psicologico e l’autonconsapevolezza.
Il tema della malattia, invece, è l’esemplificazione della poetica sveviana in quanto rappresentante della vita: quest’ultima, infatti, non può prescindere dalla malattia.
Il più grande capolavoro di Italo Svevo è “La coscienza di Zeno”.
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