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Svevo: La coscienza di Zeno

Dopo gli insuccessi dei primi due romanzi, Svevo scomparve per lasciare posto all'uomo d'affari Ettore Schmitz: negli anni del "silenzio" letterario aveva anche abbandonato l'impiego in banca, dedicandosi al commercio. Solo nel marzo 1919, dopo la Guerra, iniziò a scrivere la Coscienza di Zeno.
In un periodo di crisi, il Positivismo era stato sostituito dal Relativismo, sia in campo scientifico ( a partire dalla teoria della relatività di Einstein) e psicologico (con la psicoanalisi di Freud).
Secondo Freud la vita psichica è un territorio ricco di tensione tra l'Es, il Super-io e l'Io. La psicoanalisi è la scienza che indaga i meccanismi dell'inconscio, basandosi sui sogni e sulle libere associazioni di idee, e che interpreta tali processi e valuta il trattamento terapeutico necessario, per instaurare l'equilibrio tra le diverse sfere della vita psichica.

Nasce anche il cosiddetto romanzo della crisi: crisi della società sconvolta dalla guerra, crisi dell'Io, crisi del narratore e del personaggio. Si passa dal romanzo estetizzante di Wilde, D'Annunzio el nuovo romanzo psicologico di Proust, Kafka, Joyce.
La conoscenza di Svevo della psicoanalisi influenzò profondamente la Coscienza di Zeno. Svevo afferma che alcuni passi del romanzo sono basati sulle teorie di Freud (i sogni, gli atti mancati, i lapsus). La cura psicoanalitica, che fa da cornice all'intera opera, si intreccia con più segrete componenti letterarie: nel Dottor S., che parla nella Prefazione, si può identificare tanto un personaggio storico Sigmund Freud, quanto la razionalità di Svevo, che contemporaneamente vuole analizzare la propria nevrosi e la malattia psichica di un personaggio "qualunque", Zeno Cosini, come simbolo di una più vasta nevrosi del mondo contemporaneo.

La struttura
Il romanzo è composto da una Prefazione, un Preambolo e sei capitoli tematici. Alla soglia della vecchiaia, Zeno decide di ricorrere alla psicoanalisi per curare una nevrosi che lo affligge da anni: è un ricco commerciante, all'apparenza un uomo di grande successo, ma è sempre vissuto nella convinzione di non aderire ai principi e ai valori della classe sociale cui appartiene: l'alta borghesia triestina.
Nella Prefazione il Dottor S. avverte il lettore delle menzogne di Zeno.
Nel romanzo non c'è un ordine cronologico lineare: il tempo della pPrefazione è posteriore al tempo del racconto, in cui il vecchio Zeno inizia a ricordare eventi della propria vita. Solo in un ultimo tempo della fine del racconto si riallaccia a quello della Prefazione.

Su consiglio dell'analista, il Dottor S., Zeno scrive una sorta di autobiografia in cui ricostruisce alcune fasi importanti della propria vita, allo scopo di interpretare e comprendere le ragioni di certi suoi comportamenti:
1. i fallimentari tentativi di smettere di fumare
2. il difficile rapporto con il padre
3. la storia del suo matrimonio
4. il rapporto clandestino e pieno di sensi di colpa con un'amante
5. le difficoltà di condurre un'impresa commerciale
6. la decisione di interrompere la cura psicoanalitica

L'evoluzione della figura dell'inetto
La figura di Zeno Cosini rappresenta un'evoluzione della riflessione di Svevo, che rivaluta l'inettitudine come forma di resistenza all'alienazione imperante. Zeno vede la propria inettitudine in un modo diverso e più maturo, così che dalla coscienza della malattia approda alla convinzione finale di essere sano.
Come Alfonso e Emilio, anche Zeno è un anti-eroe anche se la malattia diventa una condizione necessaria per conoscersi meglio

Il significato del titolo
Il titolo si ispira al flusso di coscienza di Joyce. Il termine "coscienza" può essere inteso sia come consapevolezza dei propri comportamenti e delle loro motivazioni, sia come "cattiva coscienza". Il nome Zeno potrebbe alludere alla diversità dagli altri o anche all'estraneità alla vita che contraddistingue il personaggio.

La fine del romanzo
Si potrebbe considerare il finale del romanzo come un lieto fine paradossale. Zeno grazie alle sue contraddizioni, non ha impoverito la propria esistenza, anzi diventa un vincente, fa affari durante la guerra e si arricchisce attraverso oculate speculazioni.
Ma Zeno anche se afferma di essere guarito, sostiene che la vita stessa è una malattia, perciò alla fine il messaggio dell'autore è pessimistico, perché estende la malattia del suo protagonista all'intera civiltà. L'unica via che potrebbe eliminare la malattia sarebbe l'autodistruzione a cui gli "ordigni di morte", costruiti dagli uomini per compensare la congenita debolezza, potrebbero condurre presto.

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