Cesare Pavese

La poetica di Pavese gravita attorno a due concetti chiave: la solitudine e il mito. Una figura è sempre ricorrente in Pavese: l’espatriato che fa ritorno nella casa dell’infanzia… Questa è la condizione biografica dello stesso Pavese che in effetti è vissuto come uno sradicato dalla Langhe. La condizione della solitudine genera l’impossibilità di colloquiare, di intessere relazioni… Contro questa deformante solitudine ecco il ritorno alle origini, al paese di un tempo… Ecco quindi il mito del ritorno che si unisce al mito dell’infanzia. A Pavese la vita appare come un allontanamento dall’infanzia, quindi come un mito perduto. Quindi i personaggi fanno ritorno a casa, ma non riescono nel loro intento di recuperare il tempo perduto e contemplano pertanto il proprio fallimento.
Analizziamo le opere più significative:

La casa in collina: Durante la guerra Corrado, insegnante di scuola media, si rifugia sulle colline torinesi. Qui vive insieme ad una famiglia composta da una vecchia madre ed Elvira, una zitella quarantenne. Straordinariamente, in un’osteria, incontra Cate, la donna che un tempo (prima della guerra) aveva amato, ma che aveva abbandonato per evitare ogni responsabilità e rinchiudersi nel consueto egoismo. I due sono accomunati dall’ansia del patriottismo che sconfina negli ideali dei partigiani. Frequentando Cate e i “partigiani” scopre così che la donna amata ha un figlio, Dino, di cui sospetta essere il padre. Mentre è dibattuto se prendere parte attivamente alla lotta o rassegnarsi all’individualismo viene a sapere che, dopo una massiccia perquisizione dei Tedeschi, Cate e gli amici sono stati catturati. È ormai l’armistizio dell’8 settembre 1943; per evitare di essere catturato fugge via, sempre sulle colline, dove sarà raggiunto da Dino. L’incontro è breve. Dino decide di andare a combattere con i partigiani, Corrado decide di far ritorno nelle Langhe, sperando di recuperare il tempo dell’infanzia. Il sogno si trasforma in delusione dato che la guerra ha mietuto le sue vittime e ciò che resta del suo paese è soltanto desolazione. Il romanzo si conclude con una riflessione sulla guerra: E dei caduti che facciamo? (Leggi testo a pag389)
Paesi tuoi: Berto, dimesso dal carcere, decide di seguire Talino, compagno di cella, nel suo ritorno a casa, nella solitaria campagna. Entra così in un mondo arcaico, retto da dure leggi. Qui in un ambiente aspro e selvaggio conosce Gisella, la sorella di Talino. È la sola donna che sembra non avere nello sguardo qualcosa di animalesco. Frequentando Gisella scopre che in passato la ragazza era stata violentata proprio da Talino. Tra i tre subentra un muro di incomunicabilità che genera tensione all’interno di questo strano “triangolo”. Quando durante la trebbiatura Gisella porge a Berto dell’acqua, perché si disseti, scoppia il dramma della gelosia. Talino si infuria e colpisce Gisella con il tridente nel collo. Berto riesce a fuggire dalle ire di Talino e, mentre Gisella sta ancora agonizzando, tutti riprendono i lavori di trebbiatura. (Leggi il testo a pag 387)
La luna e i falò: Anguilla è un trovatello delle Langhe, cresciuto in una famiglia di contadini. Dopo aver appreso il “mestiere del vivere” decide di far fortuna in America. Lì la vita è difficile… e nonostante abbia trovato un lavoro ricorda e favoleggia il tempo perduto in compagnia dei suoi cari amici. Così decide di ritornare. Del passato resta solo il ricordo. Tutto è cambiato. L’amico Nuto non va più girovagando per i paesi delle Langhe a suonare il clarino, ora è un falegname che con ritrosia ricorda il passato; il mezzadro Valino, ormai impazzito, compie azioni scellerate e si uccide… Ad Anguilla non resta altro che rassegnarsi alla solitudine in una terra che non più riconosce come la propria.
I personaggi di Pavese vivono il disagio della comunicazione anzi della mancata comunicazione. Non dialogano né con Dio (Divina indifferenza montaliana) né con gli altri... e quando tale binomio si assolutizza anche la comunicazione con se stessi crolla... e dunque la solitudine li sprofonda nella morte come scelta senza uscita dalla costrizione esistenziale!

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