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Alberto Moravia


Alberto Moravia nacque a Roma nel 1907 da una famiglia borghese di intellettuali (il padre era un pittore-architetto). La sua infanzia fu segnata dalla malattia della tubercolosi che gli impedì di frequentare le scuole con regolarità e di condurre una vita normale (all’epoca, infatti, tale malattia costringeva il malato a lunghi periodi nei cosiddetti sanatori, ovvero in una sorta di ospedali, collocati lontano dalle zone abitate, in cui i malati potevano vivere in una zona aperta, tranquilla e ariosa, senza il rischio di contagiare nessuno, nel tentativo di ritrovare una forma fisica e mentale migliore). Questa malattia gli consentì anche di avere uno sguardo straniato rispetto al mondo borghese nel quale nacque e nel quale fu completamente immerso. Moravia scrisse, infatti, di una realtà contrassegnata da una sorta di apatia, di indifferenza, di splin (come direbbe Baudelaire), e scrisse di una borghesia animata da uno stato d’animo accidioso, nolente, annoiato, in un mondo in cui il gesto eroico non era più possibile.

Critica al mondo borghese


La critica nei confronti del mondo borghese è il nucleo tematico fondamentale della produzione letteraria di Moravia. Tale critica è presente soprattutto nel capolavoro di Moravia “Gli indifferenti”, ma è anche presente nel romanzo “Agostino”. Il protagonista del romanzo, Agostino, comincia, infatti, a corrompersi proprio nel momento in cui si avvicina al sesso e al denaro (due nuclei tematici fondamentali in Moravia) e nel momento in cui scopre l'esistenza delle differenze sociali, diventando un adolescente annoiato, indifferente, alienato, in un presente in cui è impossibile compiere gesti eroici.

L’influsso dell'école du regard[/h2]

Nasce in Italia con Moravia un genere di romanzo che viene dalla Francia (l’école du regard), il quale si basa sullo sguardo. Nel romanzo di Moravia “Gli Indifferenti”, ad esempio, prevalgono molte sequenze descrittive, come quelle che interessano gli ambienti borghesi in cui si trovano a discutere i personaggi. Questo è un metodo che consiste nell’accompagnare la sequenza dialogica o la sequenza narrativa con una precisissima descrizione di tutto ciò che c’è intorno; ciò avviene perché tanto più la scena è dettagliata tanto meno il lettore può notare l’inconsistenza della scena in cui si svolge o, meglio, si dovrebbe svolgere l’azione: in sostanza il narratore non può fare altro che descrivere perché l’azione è pensata ma poi non è portata avanti dai personaggi.

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