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Mario Luzi - Ah quel tempo è un barbaglio


Parafrasi con annotazioni


Quei momenti sembrano un bagliore (barbaglio) di felicità, oltre il gelo eterno, che il cielo elargisce senza chiedere nulla in cambio; i giorni scorrevano tutti uguali come se uno si specchiasse nell’altro [l’immagine dello specchio indica che i giorni sono tutti uguali e connota anche limpidezza], il frequente vento rendeva felici gli alberi; la sera, la stella più alta nel firmamento confermava la tua gioia, le speranze erano sempre realizzate e da esse ne rinasceva un’altra.
Tu [riferendosi alla donna amata] non mi venivi incontro, restavi nel tuo stato di grazia. Mai mi rivolsi verso di te che eri priva di ombra corporea [l’ombra costituisce un segnale della contingenza corporea che nella donna non esisteva] che, per virtù di una benevola bacchetta magica il caduceo [= verga con due serpenti simmetricamente intrecciati, tradizionalmente simbolo di prosperità e di pace, attribuito a Mercurio ] veniva proiettata tra le cose sopite ed appassite o bruciata [in senso metaforico] fra i rovi ed i lamponi in fiamme. [con questa immagine pare che la donna sia oggetto di una trasfigurazione a tal punto da immedesimarsi con la Grazia stessa. Essa fa pensare a Dante quando, ne La Vita nova considera Beatrice come una cosa venuta dal cielo per mostrare un miracolo ai comuni mortali]

Spiegazione


La vicenda narrata dal poeta viene proiettata in un passato ormai sentito come remoto. Il ricordo di quel tempo è una fonde di luce e di calore che, però, resta sempre al di là della condizione esistenziale presente quanto abituale dello scrittore, che metaforicamente viene rappresentata dall’espressione “ gelo eterno”. Il momento di felicità è tutto temporale e terreno che tuttavia, presenta una specie di smaterializzazione della donna amata. Questo concetto viene sottolineato verso la fine quando il poeta si rivolge alla donna e la trova priva d’ombra come se fosse proiettata in una dimensione più metafisica che umana. L’immagine della fiamma rappresenta l’amore che viene bruciato dalla situazione contingente, nonostante esso aspira ad essere eterno: si tratta di una dimensione molto lontana dal concetto del Carpe diem di Orazio. Da notare che il primo verso presenta una doppia antitesi fra barbaglio e gelo e fra tempio e eterno.. Accanto a molti concetti astratti, nella lirica sono presenti anche numerosi termini della natura, alcuni precisi e concreti e altri vaghi e generici: gelo, il vento, gli alberi, la sera, le stelle, i fiori appassiti, i rovi e i lamponi. Tutti hanno un valore simbolico perché rappresentano la felicità
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