Ernest Heningway


Nasce ad Oak Park (Illinois) nel 1899. Fin da piccolo, seguendo il padre a caccia, a pesca e nelle sue visite di medico agli indiani delle riserve, Hemingway entra in contatto con la natura selvaggia della frontiera americana e ne resta fortemente impressionato. Questi episodi vissuto nell'infanzia e nell'adolescenza saranno poi trasferiti nella sua opera, oscillando fra un'esaltazione di tipo vitalistico e un grande e rispettoso sentimento del dolore e della morte, che caratterizzerà e accompagnerà quasi tutta la produzione del futuro scrittore.
Ancora giovane, lascia l'università per la scuola di giornalismo. Diventa presto un attivo cronista e nel 1918 è sul fronte italiano come autista volontario della Croce rossa. Dieci anni dopo questa esperienza sarà ripresa in Addio alle armi (1929), dove alla guerra si oppone un idillio amoroso, soffocato da un destino di morte; come del resto accadeva già in Fiesta (1926), il romanzo precedente che lo aveva consacrato scrittore e ne aveva decretato la fama e il successo internazionali.

Durante gli anni Trenta il suo impegno letterario si intensifica, affiancando alle opere creative (Verdi colline d'Africa, 1935; Avere e non avere, 1937; I quarantanove racconti, 1938) una Sora di riflessione etico-filosofica, che culmina nel tratto di tauromachia Morte nel pomeriggio (1932). Qui Hemingway entra nella pagina come un personaggio e assurge - nel turbine violento della lotta per la vita, dell'amore, del gioco - ad eroe. Un eroe che, con coraggio e destrezza fisica, ma anche con fredda impassibilità contemplativa, ambisce ad amministrare la sua stessa morte, a stabilire il punto di contatto fra questa e la vita (è quasi, trent'anni prima, la premonizione del suicidio, avvenuto nel 1961 a Ketchum, nell'Idaho).
Dopo aver assistito alla guerra civile spagnola in qualità di inviato speciale, Hemingway pubblica nel 1940 Per chi suona la campana, un tentativo epico di trasportare la propria partecipazione, non di puro testimone, al sanguinoso conflitto, nella storia di Robert Jordan, giovane professore americano. Questi si arruola volontario nell'esercito repubblicano e, durante una pericolosa missione dietro le linee franchiste con un gruppo di partigiani, si innamora di Maria. Ma ancora una volta l'amore è segnato, nel tragico finale, da un destino di morte.
In seguito, nel corso degli anni Quaranta, Hemingway stenta a trovare quella fertile vena narrativa che ne aveva contraddistinto la produzione nel decennio precedente. Solo nel 1952, con Il vecchio e il mare, opera tra l'altro acclamata dall'altro grande scrittore americano di questi anni, William Faulkner (1897-1962), riesce a rinnovare i successi del passato, conquistando anche, due anni dopo, Il Premio Nobel per la letteratura. Si tratta di un breve romanzo che, con efficace essenzialità, mette in scena lo scontro tra il pescatore Santiago, simbolo dell'energia e della nobiltà della lotta umana, e un grande pesce spada, simbolo della forza e della libertà della natura. Il pescatore riesce a ucciderlo, ma mentre fa rotta verso casa, gli squali divorano la sua preda, nonostante egli lotti accanitamente per allontanarli dallo scafo.
La vicenda del Vecchio e il mare ripropone emblematicamente la figura del vincitore-sconfitto, tipica di tutta la narrativa dello scrittore americano e simbolo della crisi di un'intera generazione. Hemingway infatti crea, fin dai tempi di Fiesta, un nuovo tipo di eroe: un personaggio intelligente, astuto, aperto alle più diverse esperienze.
Ciò che conta, per quest'uomo, è lo sforzo per affrontare il destino: è l'energia, è l'integrità etica a cui egli ricorre per confrontarsi con la realtà esterna (si tratta della natura o di un'umanità sfibrata e corrotta). La lotta, lo scontro, nella caccia e nella corrida, nella vita come nell'amore , sfiancano è quasi annientano il personaggio di Hemingway ma, al tempo stesso, in un certo senso lo appagano e lo stimolano ad un nuovo confronto, offrendogli così una vittoria nella sconfitta. Da un punto di vista eminentemente formale, Hemingway tende ad un dettato essenziale, che mira, come egli stesso ha affermato, alla "cosa reale ", cercando di rendere "la sequenza costituita dall'emozione e dell'evento che l'ha prodotta.

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