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Nato a Roma nel 1886, Sergio Corazzini non terminò le scuole superiori fermandosi agli studi ginnasiali a causa della precaria condizione economica della famiglia, che lo costrinse a cercare un impiego presso una compagnia assicurativa. Strinse rapporti di intensa amicizia con Martini, Palazzeschi, Govoni e Moretti. Morì colpito dalla tisi nel 1907, all'età di appena 21 anni.
La sua poesia, segnata dalle sofferenze e dalla malattia, finì per farne un simbolo di una nuova condizione esistenziale. Influenzato dal simbolismo dei poeti francesi e fiamminghi, come Francis Jammes, nelle sue opere sono presenti i motivi e le atmosfere più care alla sensibilità crepuscolare: il sentimento di sofferenza e solitudine "esistenziale"; il mondo delle "povere piccole cose" e degli affetti comuni; il simbolismo delle marionette; un pianto che cerca di cogliere i valori spirituali a cui si richiama la vita dell'uomo. L'opera di Corazzini, che utilizza versi e liberi e si mostra sensibile alla lezione simbolista, ha un forte valore di proposta esistenziale; il poeta si presenta come fanciullo malato, fino a negare, paradossalmente, il significato di poesia alla sua povera scrittura dell'anima (con evidente contrasto con il panismo e il superomismo tipici della poesia di D'Annunzio).Tra le sue opere più importanti ricordiamo: Dolcezze (1904), L'amaro calice (1905), Piccolo libro inutile (1906) e Libro per la sera della domenica (1906).

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