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Nato a Livorno nel 1912, si trasferisce a Genova nel 1922, nel dopoguerra si stabilisce a Roma che è dove infine morirà nel 1990. Si è dedicato all'insegnamento e inoltre collabora con molte riviste e giornali. La sua poetica prende esempio da quella di Sbarbaro e Montale. L'esordio avviene nel 1936 con la breve raccolta "Come un'allegoria" dedicata ad una ragazza amata e disperatamente perduta. Anche lui come Montale scrive un Cronistoria, dove le poesie sono state organizzate come in una sequenza diaristica, senza indicazioni di titoli. La sua attività poetica conclude con il Passaggio d'Enea. Ricerca di una forma semplice e chiara, che ricrea vivide sensazioni con la concretezza dei riferimenti (nitidissime per esempio sono le immagini del paesaggio).
Nel Seme del piangere cerca di far coincidere la poesia con la vita grazie il verso e la rima: ma il motivo dell'affetto è all'interno di una dolcezza ambigui fra un figlio innamorato di una madre-fanciulla.

Le ultime raccolte furono Il fuoco cacciatore, Il conte di Kevenhuller. Il discorso è caratterizzato dalla brevità delle forme epigrammatiche e iterative (tipo gli sms). Passando così da uno stile montaliano a uno stile più leggero

Opera - Anch'io
Ho provato anch'io.
E' stata tutto una guerra
d'unghie. Ma ora non so. Nessuno
potrà mai perforare
il muro della terra.

(non c'è essere umano che possa sapere cosa c'è al di là della terra)

Ciò che il poeta esprime è un'equivocabile certezza, quel limite invalicabile è veramente l'ostacolo che blocca e impedisce la conoscenza, rendendo impossibile ogni tentativo di penetrare, oltre, le apparenze. La posizione del poeta è quella della solitudine: la solitudine del deserto e dell'incomunicabilità. Il verso conclusivo, che si collega pure al titolo della raccolta, è un riferimento dantesco, tratto dalla prima terzina del canto X dell'inferno, per Dante rappresenta una dei momenti più difficili del viaggio, nel momento in cui Dante entra nella città di Dite ha una sensazioni di smarrimento e di paura e aveva temuto di essere stato abbandonato da Virgilio. Quindi diciamo che il poeta voleva trasmettere, esprimere il timore di perdere la propria guida e il desiderio e la paura di non poter avere una qualsiasi forma di soccorso o di aiuto.

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