La morte: Giorgio Caproni e Catullo

Appunto di italiano contiene due poesie di autori diversi accumunate dal tema “colloquio con i morti”.
Preghiera (di Giorgio Caproni): Preghiera introduce un breve gruppo di poesie dedicate alla madre morta Anna Picchi, ricordata con struggente nostalgia ancora giovane, ingenua e luminosa, nella Livorno operaria tutta aria e mare di prima della guerra. In questa poesia di apertura Caproni si rivolge alla propria anima, chiedendole di andare a Livorno a cercare notizie della madre, per sapere se sia ancora “viva fra i vivi”. Il poeta è appena stato nella città natale e ne torna “deluso”, perché non ha saputo trovarne tracce; tuttavia confida nella maggiore intuitività della sua parte irrazionale, che forse saprà scorgere un segno dell’amata defunta e riuscirà ad intravedere il fantasma di Annina giovane e felice.
La poesia è una rielaborazione personale di un’antica ballata duecentesca di Guido Cavalcanti, Perch’io non spero, in cui l’autore si rivolge alla poesia stessa chiedendole di effettuare per lui una ricerca difficile e vitale.

Giorgio Caproni trascorsa l’infanzia nella Livorno operaia degli anni Venti del Novecento e l’adolescenza a Genova, si diplomò maestro elementare; durante la Seconda guerra mondiale fu soldato e poi partigiano. Svolse la sua attività lavorativa nel campo dell’editoria e delle traduzioni a Roma, dove morì. Intanto scriveva poesie musicali e profonde che hanno dato origine a varie raccolte: Come un’allegoria, Il passaggio di Enea, Il seme del piangere, Il franco cacciatore.
Dopo aver traversato terre e mari (di Catullo): Dopo un lungo viaggio attraverso popoli e mari Catullo è giunto alla tomba del fratello, morto lontano dalla patria. Egli presenta le offerte votive secondo l’antico costume latino e siede sulla tomba per parlare con “le ceneri mute”.
Il poeta è un intellettuale colto e sensibile; per lui le credenze degli antenati non hanno più alcun significato reale; non pensa affatto che il fratello lo possa sentire e che di lui sia rimasta qualche forma di sopravvivenza; ma si ostina a usare il “tu”, a rivolgersi direttamente al morto, a compiere gli antichi riti, perché avverte che il ricordo e l’amore in qualche modo arrestano il defunto sulle soglie della morte: quella morte che ingiustamente, indegnamente, strappa le persone che si amano le une dalle altre e alla quale non ci si può opporre.

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