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Italo Calvino - Il cavaliere inesistente e la narrativa fiabesca


Il cavaliere inesistente
Alla denuncia dell’uomo alienato, contenuta nei primi due romanzi, segu la denuncia all’uomo robotizzato, espressa nell’ultimo libro che compone la trilogia: “Il cavaliere inesistente”.
Il romanzo è ambientato nel medioevo ai tempi di Carlo Magno. Il protagonista è un certo Agilulfo, personaggio inesistente perché la sua armatura non contiene nulla, solamente la voce, come se al suo interno non vi fosse un’anima. Le sue avventure sono raccolte dalla monaca Teodora, in modo meccanico, così da dimostrare l’alienazione che trasforma l’uomo in un robot, quindi in un personaggio inesistente al pari di una macchina azionata da congegni meccanici. Il cavaliere si identifica con l’armatura che indossa: egli è prode e coraggioso, ma sotto l’armatura non ha sostanza fisica e spirituale. Anche questo romanzo va letto in chiave allegorica: il protagonista è il simbolo della civiltà di massa e dell’uomo ridotto a semplice ruota di un ingranaggio gigantesco che ne svuota la personalità e l’anima. Per questo continuo gioco di allusione della realtà umana e storica, Calvino chiamò la trilogia “araldica”, espressione che indica la necessità di considerare i protagonisti come proiezioni tramandate (araldiche) dei nostri antenati.

Narrativa fiabesca

La narrativa fiabesca di Calvino si collega alle Operette Morali di Leopardi e ai racconti illuministici settecenteschi. Nella prefazione della “Trilogia araldica” Calvino scrisse che i romanzi in essa contenuta riflettono l’angoscia esistenziale degli anni cinquanta, periodo durante il quale il mondo era diviso dalla cortina di ferro e minacciato dalla possibilità di un conflitto nucleare e apocalittico. A dimostrazione del fatto che i romanzi della trilogia non fossero opere di disimpegno, ma il frutto di un modo diverso di rispecchiare la realtà, bisogna ricordare che Calvino scrisse negli stessi anni alcune opere di carattere sociologico, come ad esempio “La nuvola di smog” e “I Giovani del Po”, in cui parla della desolazione e della cupezza del dopoguerra, periodo durante il quale l’uomo sconvolse il mondo con l’avvento della tecnologia. Con il romanzo “La giornata d’uno scrutatore” si chiuse il periodo fantastico, in cui l’autore denuncia la strumentalizzazione dei cosiddetti relitti umani utilizzati alla stregua di oggetti.
Altre fiabe, come ad esempio quella che ha come protagonista Marco Valdo, disadattato che dà il titolo a tutta la raccolta, danno modo allo scrittore di denunciare tanti aspetti negativi dell’età moderna, come la sofisticazione dei cibi, il traffico caotico delle città e lo stravolgimento della realtà naturale.
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