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Niccolò Machiavelli, lavorando alla corte d’Este, ebbe vari incarichi diplomatici che gli permisero di avere conoscenza della politica. Egli, afferma che la fonte della sua conoscenza è la "lunga esperienza delle cose moderne e la continua lezione delle antique”, cioè l’osservazione del presente e lo studio del passato sono i concetti che costituiscono: l’arte della politica.
La corrente di pensiero a cui appartiene Machiavelli è: il realismo politico. Questo, si basa sulla 'realtà effettuale' (realtà così com'è) e non su un’idea di perfezione come nell’utopia (antitetica al realismo politico). Infatti, Machiavelli, non descrive uno stato perfetto o delinea la figura di un principe ideale ma, descrive un modello realistico ed efficiente (effettiva realizzabilità ed efficienza).

L’arte della politica è incerta, in quanto nel comportamento umano esistono delle costanti, cioè le motivazioni che spingono gli uomini a fare delle scelte politiche sono sempre le stesse, ovvero esiste un’immutabilità della natura umana. Tuttavia, aldilà di questa immutabilità, esiste l’individualità degli uomini, ovvero ogni uomo ha un ingegno (esempi individuali: Cesare Borgia, Alessandro VI, Alessandro Magno..), di conseguenza, non esistono solo le costanti ma anche le variabili.

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