Video appunto: Canta l'epistola, riassunto


Canta l’epistola di Luigi Pirandello



Canta l’epistola è una novella scritta da Luigi Pirandello e pubblicata nell’ambito della raccolta di novelle dal titolo La rallegrata. Questa novella è dell’anno 1911 e la sua prima pubblicazione è avvenuta nell’ambito del Corriere della Sera, la sua seconda pubblicazione invece per Treves nell’anno 1915.


Trama de Canta l’epistola



Il protagonista della novella pirandelliana Canta l'epistola è Tommasino Unzio, suddiacono che decide di lasciare il seminario, perché non trova più la soddisfazione nella fede. Per questi motivi l’ex seminarista viene additato come il “folle” del paese sia dalla sua famiglia sia dalla popolazione locale, poiché ha abbandonato una sicura carriera ecclesiastica, smarrendo la fede. Quindi Tommasino viene isolato ai margini della sua comunità, continuando ancora a capire il perché dell’esistenza del divino, in una continua ricerca del mistero contenuto nelle piccole cose, come ad esempio un filo d’erba, di cui si inizia a prendere cura in maniera molto meticolosa fino al finale tragico che ne consegue e che riguarderà la sua esistenza.

corrente letteraria di Luigi Pirandello

Analisi accurata del protagonista



In Canta l'epistola, Tommasino Unzio è un personaggio molto particolare che trova un senso di pace anche nella sola osservazione delle stelle. Viene visto come un personaggio insolito per aver abbandonato la carriera ecclesiastica, comoda e sicura; per questo motivo viene isolato ai margini dalla sua comunità e dalla sua famiglia. E’ una persona che troverà pace nel mondo della natura, non venendo capito dal mondo degli esseri umani. Avendo dunque perso la fede, si rifugia nella natura, ponendosi molte domande sul senso delle piccole cose.
Egli non “riesce più a saziarsi nel calice dell’altare e nel fonte dell’acqua benedetta” e riesce a trovare pace solo nelle stelle che definisce “fitte fitte” e “sfavillanti”. Gli abitanti del suo paese lo giudicano matto, in quanto trova conforto nell’osservazione di un filo d’erba.
Tommasino Unzio è un asceta, che ha deciso di vivere a stretto contatto con la natura e lo testimoniano anche le seguenti parole della novella:
“"Volle però dimostrare a tutti che non s'era spretato per voglia di mettersi a fare il porco come il padre pulitamente era andando sbandendo in tutto il paese. Si chiuse in sé, e non uscì più dalla sua cameretta, se non per qualche passeggiata solitaria o su per i boschi di castagni, fino al Pian della Britta, o giù per la carraia valle, tra i campi, 37 fino alla chiesetta abbandonata di Santa Maria di Loreto, sempre assorto in meditazioni e senza mai alzar gli occhi in volto a nessuno."
Egli si pone mediante queste parole: «Nuvole e vento. Eh, ma era già tutto avvertire e riconoscere che quelle che veleggiavano luminose per la sterminata azzurra vacuità erano nuvole. Sa forse d’essere la nuvola? Né sapevan di lei l’albero e le pietre, che ignoravano anche se stessi. E lui, avvertendo e riconoscendo le nuvole, poteva anche — perché no? — pensare alla vicenda dell’acqua, che divien nuvola per ridivenir poi acqua di nuovo. E a spiegar questa vicenda bastava un povero professoruccio difisica; ma a spiegare il perché del perché? [...] Stenti, affanni, fatiche e pene d’ogni sorta, perché?» il cosiddetto perché dei perché, il quale lo conduce a domandarsi il perché delle cose.
Canta l’epistola è dunque una novella di Luigi Pirandello che in qualche modo potremo considerare come esistenzialista, perché il suo protagonista si fa tante domande sul perché delle cose.