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Jacopo da Lentini - Io m’aggio posto in core


Testo


Io m’aggio posto in core a Dio servire,
com’io potesse gire in paradiso,
al santo loco, c’aggio audito dire,
o’ si mantien sollazo, gioco e riso.

Sanza mia donna non vi voria gire,
quella c’à blonda testa e claro viso,
che sanza lei non poteria gaudere,
estando da la mia donna diviso.


Ma non lo dico a tale intendimento,
perch’io pecato ci volesse fare;
se non veder lo suo bel portamento


che’l mi teria in gran consolamento,
veggendo la mia donna in ghiora stare.

Parafrasi


Io mi sono proposto di servire Dio,
affinché possa andare in paradiso,
in quel santo luogo in cui, come ho sentito dire
dura ininterrottamente il divertimento, il gioco e l’allegria.

Non ci vorrei andare senza la mia donna,
quella dalla chioma bionda e dal volto luminoso,
perché senza di lei non potrei avere gioia,
essendo lontano dalla mia donna.

Ma non lo affermo con lo scopo
Di voler commettere un peccato;
bensì perché vorrei soltanto vedere la sua dignitosa condotta

il suo bel viso ed il suo dolce sguardo:
e considererei come una grande consolazione
vedendo la mia donna nella gloria del paradiso.

Commento


Dal punto di vista metrico, il componimento è un sonetto con quartine a rime alterne – ABAB - e con le due terzine anch’esse alterne – CDC, DCD -
Il sonetto è particolarmente importante perché si articola intorno al sentimento religioso e al sentimento amoroso. La prima quartina indica l’obiettivo dell’autore: rispettare la legge divina per aver diritto, un giorno, al paradiso. Non si tratta proprio di un’elevazione morale perché il paradiso descritto come luogo di divertimento eterno, di gioco e di riso, modellato, nella lirica provenzale e siciliana, sui piaceri della corte feudale. Per godere veramente egli ha bisogno della presenza della donna amata che è descritta secondo lo stereotipo della poesia provenzale, cioè con la carnagione chiara e quindi splendente e con i capelli biondi. Tuttavia il termine “gaudere” deve essere apparso ambiguo al poeta visto che nella seconda quartina egli precisa che non intende comportarsi in modo peccaminoso ed approfittarsi di lei. Resta però il fatto che non si tratta di un amore spirituale, ma di una concezione tutta terrena del sentimento amoroso come lo è la visione del paradiso.
Il tema fondamentale del testo poetico è quindi il contrasto fra amore fisico e concezione cristiana del paradiso che nella terzina finale è arricchito dalla contemplazione del bel viso e del dolce sguardo della donna. Non vi troviamo un processo di elevazione e di spiritualizzazione dell’amore verso il paradiso tramite la donna, quanto piuttosto Una certa forma di materializzazione del paradiso stesso. In pratica, il paradiso acquista il valore di una metafora per esaltare la bellezza e l’incomparabile valore della donna.
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