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Scuola poetica siciliana

Federico II

Federico II viene considerato il creatore della scuola poetica siciliana.
Figlio di Enrico VI e Costanza d'Altavilla, fu incoronato imperatore nel 1220 e si dedicò sin da subito a restaurare l'autorità imperiale.
Venne soprannominato stupor mundi (stupore del mondo) per via della sua ampia conoscenza intellettuale e delle sette lingue (tedesco, francese, greco, latino, arabo, volgare siciliano, ebraico) che parlava perfettamente.
Egli volle riorganizzare l'amministrazione e l'ordinamento politico per costruire uno Stato unitario ed autonomo.
Così facendo entrò inevitabilmente in conflitto con lo Stato Vaticano, i feudatari locali e i Comuni lombardi.
Federico II voleva scindere il binomio Papato - governo.
Proprio in funzione di questo obiettivo, scelse i suoi funzionari tra i laici che si fossero distinti per valori culturali e lealtà verso l'imperatore.

Nel 1224 Federico II fondò l'Università di Napoli, lontana dall'influenza religiosa, che divenne ben presto il principale polo d'attrazione culturale per tutti i dotti dell'epoca.
La corte di Federico II divenne ben presto un centro culturale e scientifico.

Origine e sviluppo

Nacque un movimento poetico in lingua volgare, in contrasto con il fino ad allora utilizzato latino ecclesiastico.
Si può parlare dunque di un bilinguismo: la documentazione di argomento politico ed amministrativo veniva redatta in latino, mentre i testi letterari in volgare.
La Scuola poetica siciliana prese come fonte di ispirazione i trovatori provenzali, che intrattenevano le corti feudali del sud della Francia con le loro liriche amorose.
Ben presto il nuovo movimento venne a distinguersi dal modello originario; mentre le liriche provenzali erano decantate con un accompagnamento musicale, i sonetti e le canzoni siciliani erano riservati alla lettura individuale senza alcun sottofondo musicale.
Inoltre, i testi siciliani erano composti da funzionari della corte (Giacomo da Lentini era un notaio, Pier delle Vigne un segretario) e le loro opere rappresentavano un semplice ma raffinato svago dagli impegni della vita di corte.
La nuova letteratura poetica fu espressa con un siciliano depurato e raffinato dai termini più incolti, che venne denominato 'siciliano illustre'.

Amor cortese

Alla corte di Federico II si sviluppò un tipo di poesia che, come tema principale, aveva l'amor cortese ( da intendersi come 'amore di corte').

Questa poesia celebrava l'amore di un uomo verso la donna amata, venerandola sotto tutti gli aspetti possibili.
La donna era considerata capace di innalzare l'uomo al livello d'amore più puro, quello di Dio.

I temi tipici dell'amor cortese sono:

• il comportamento reverenziale dell'amante nei confronti della donna amata (domina o signora);
• la speranza di ottenere una ricompensa della donna amata in cambio della servitù nell'amore;
• se la donna non ricambiava le lusinghe dell'amante, la rassegnazione di quest'ultimo;
• la lode delle qualità fisiche e spirituali, superiori a tutte le altre, della donna amata;
• il rammarico per le gaiezze d'amore scomparse;
• la necessità di nascondere i propri sentimenti e difendersi dagli invidiosi dell'amore altrui;
• la nostalgia se la donna amata è assente.


Ciò nonostante queste argomentazioni non rappresentavano la spontaneità di un amore o i veri sentimenti di due amanti: si trattava, infatti, di una lirica schematizzata.
Queste poesie avevano l'obiettivo di evidenziare maggiormente la bravura dell'autore, il quale seguiva artifici tipici e strutturati.

Linguaggio e forme metriche

Il linguaggio dei componimenti poetici si presenta elevato, perché si ha l'obiettivo di arrivare ad uno stile eccelso.
Questa poesia si presenta con: la canzone (utilizzata per componimenti di tipo didattico e teorico), la canzonetta (composta da versi brevi, utile per scritti più narrativi e meno formali) e il sonetto (creato dalla scuola e divenuto il componimento lirico ideale della poesia italiana).

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