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Il Romanzo cortese cavalleresco


Il romanzo cortese cavalleresco è la forma d’espressione dell’amor cortese che si diffonde nella Francia del nord, durante la seconda metà del XII secolo, in langue d’oil (termine che deriva dal latino “hoc est illud” cioè “sì”)
Il termine “romanzo” deriva dalla parola “romanz” che anticamente stava a significare ogni discorso in lingua volgare (dal latino “romanice loqui” cioè “discorso in lingua romanza); proprio da ciò possiamo dedurre questa composizione viene detta romanzo non perché scritta in prosa ma appunto perché scritta in lingua volgare.
Questo tipo di componimento letterale ha come tema quello cavalleresco, ma assume molta importanza l’amore (che viene trattato secondo i canoni dell’amor cortese descritti da Andrea Cappellano nel suo “Trattato de amore”), in quanto la donna ha molta rilevanza.
Le storie raccontate non sono vicende storiche e non hanno contenuti religiosi al loro interno, si parla quindi di storie completamente laiche (con unica eccezione della ricerca del Santo Graal) che prendevano spunto da alcune antiche leggende celtiche, e che quindi avevano come unico scopo quello di divertire colui che le ascoltava (ad una lettura religiosa di propaganda con il romanzo cortese-cavalleresco si affiancava una lettura di puro intrattenimento).
Gli autori di questi testi erano chierici che vivevano presso le corti di grandi signori, erano molto acculturati (avevano studiato presso le scuole episcopali) e scrivevano per compiacere appunto i gusti di questa società cortese. La lettura delle loro opere avveniva nel contesto della corte ed era pubblica, in quanto nell’Alto Medioevo non era ancora diffuso il concetto di lettura silenziosa, mentale.
Solitamente i protagonisti di questi componimenti letterari erano cavalieri che partivano a caso alla ricerca di avventure per provare a sé stessi i loro valori, i valori che li rendevano tali quali il coraggio, la lealtà ecc.
Solitamente però queste avventure avevano uno scopo ben preciso, che poteva essere ad esempio la ricerca di una donna o di un oggetto (es. il Santo Graal).
Le leggende da cui si prendeva maggiormente spunto erano quelle del ciclo bretone, le quali si incentravano sulla figura di re Artù e dei suoi cavalieri (tra i più importanti Lancillotto, Ivano, Galvano e Perceval) che sedevano, in simbolo della loro parità, attorno alla Tavola Rotonda. Queste leggende erano state raccolte per la prima volta da un chierico, Goffredo di Monmouth, in una Storia dei Re di Britannia e in un Vita di Merlino.
Opere risalenti a questa tradizione letteraria molto importanti e famose erano quelle di Chrétien de Troyes, i quali raccontavano le avventure dei cavalieri della tavola rotonda, mentre un’altra opera non legata al ciclo bretone e molto famosa era quella di Tristano e Isotta (di cui se ne sono occupati molti autori), la quale affronta due temi principali: la forte passione amorosa e gli ideali cavallereschi non rispettati; infatti, Tristano e Isotta sono legati indissolubilmente da un filtro magico che scatena tra loro un forte amore, il quale però è contrastato dalla lealtà che Tristano deve al suo sovrano, Marco di Cornovaglia, che è sposato con Isotta. La vicenda va avanti fin quando, alla fine dell’opera, l’amore impossibile in vita si realizza con la morte dei due innamorati.
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