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evoluzione della lingua italiana

In questo appunto si fa un excursus storico del passaggio dalla lingua latina antica alla lingua italiana. Viene descritto come si passò dall'affermazione della lingua latina in epoca romana nella Penisola italiana con la sua variante parlata e la sua variante scritta all'affermazione del volgare che soprattutto dal XIII secolo si affermò nel parlato comune. Nel corso dei secoli si assistette all'affermazione del volgare come lingua utilizzata anche sul piano letterario da autori come ad esempio Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio che furono gli autori di capolavori come la Divina Commedia, Il Canzoniere e il Decamerone.

Il volgare divenne poi un modello privilegiato in ambito letterario anche per gli autori rinascimentali come Pietro Bembo. Tra Ottocento e Novecento finalmente si giunse all'affermazione della lingua italiana vera e propria che veniva utilizzato sia nel linguaggio parlato sia in ambito letterario.

Indice

Dal latino alle lingue neolatine
Importanza della lingua latina
Elementi che cambiano il latino
Evoluzioni dal latino all'italiano
Parole dell'italiano derivanti dal latino
Evoluzione linguistica in Italia

Dal latino alle lingue neolatine


La lingua italiana deriva dal latino volgare e fa parte delle lingue indoeuropee. Infatti, la lingua latina presentava anticamente due forme: una forma letteraria o scritta (latino letterario), usata dai dotti e dalle persone in condizione più adagiata, e una forma volgare o parlata (latino volgare), usata dal volgo, ossia dal popolo o dalle persone meno colte. Nel II secolo d.C., ai tempi del suo massimo splendore, Roma aveva unificato il suo immenso impero sia da un punto di vista politico-giuridico sia linguistico: in una parola, aveva imposto ai popoli conquistati le sue leggi e la sua lingua. La lingua però che i coloni e i soldati romani trasferivano nelle sue nuove terre non era di certo in latino letterario, bensi' quello volgare. Di conseguenza su tutto il territorio dell'Impero, se da un lato era nato il latino letterario,usato per lo più per alte necessità della vita politica e culturale, dall'altro fioriva il latino volgare che logicamente, a contatto con le lingue originali dei popoli conquistati, andò subito subendo inevitabilmente trasformazioni o alterazioni. Quando poi Roma cominciò a decadere nel III secolo d. C. e specialmente dopo la definitiva caduta dell'Impero d'Occidente nel 476 sotto i colpi delle invasioni barbariche, i vari tipi di latino volgare esistenti nelle diverse zone di conquista si trasformarono cosi' profondamente da dar vita a nuove lingue, tutte derivanti dal latino, ,ma ciascuna con caratteristiche proprie. Ebbero cosi' origine le cosiddette lingue neolatine o romanze. Cioè le nuove lingue latine, le lingue di origine romana.: l'italiano, il francese, il provenzale , lo spagnolo, il catalano, il portoghese, il rumeno e il ladino.

Importanza della lingua latina


La lingua latina è molto importante quindi per la nascita e l'evoluzione della lingua italiana. Come lingua infatti il latino si impose nella Penisola italiana in seguito alle conquiste territoriali effettuate. Tutte le lingue che venivano parlate dalle popolazioni italiche furono assorbite completamente dall'utilizzo del latino volgare, non quello letterario degli antichi autori classici latini. Con le varie conquiste degli anni successivi la lingua latina si affermò anche in altri territori, segnando anche la scomparsa della lingua etrusca e del ligure. per comprendere quindi le origini della lingua italiana si deve vedere la diffusione della lingua latina parlata sia a livello diatopico, quindi di luogo in luogo sia a livello diastratico, ovvero per quanto riguarda la stratificazione delle classi sociali. Come detto precedentemente, il latino volgare e parlato era completamente differente dal latino letterario. Il latino volgare era diverso da zona a zona in quanto parlato in varie aree geografiche differenti. Il latino volgare avrebbe poi gettato le basi anche per l'affermazione delle lingue neolatine. Il latino volgare poteva essere soggetto a continue modifiche, in quanto parlato in varie aree regionali differentemente dal latino letterario.
Il cambiamento si poteva vedere ad esempio con la nascita degli articoli e con la scomparsa dei casi. Un altro segno di cambiamento era rappresentato ad esempio anche dalla caduta delle consonanti finali delle parole.

Elementi che cambiano il latino


Due furono i fattori storici che generano i cambiamenti della lingua latina:
- l'affermazione del regime personale di Augusto che ebbe delle vere e proprie conseguenze nella struttura sociale romana;
- la diffusione della religione cristiana nelle regioni dell'Impero.
Nell'era augustea si parlava moltissimo il latino volgare così come tale era la propensione dell'imperatore Augusto verso l'utilizzo delle forme del latino volgare. Anche il cristianesimo fu molto importante per il cambiamento della lingua latina sia sul piano lessicale sia sul piano sociale. Dal punto di vista della lingua latina e della sua evoluzione inoltre molto importante è anche lo stretto legame che si creò tra latino scritto e latino parlato, che furono in grado di influenzarsi reciprocamente. Una differenza profonda invece sussisteva tra latino letterario e latino parlato, infatti, il latino letterario era una lingua che presentava delle accezioni molto differenti dalla lingua latina letteraria. In età imperiale invece - come già accennato - iniziò ad affermarsi la lingua latina parlata che col passare del tempo acquisì una certa importanza.

Evoluzioni dal latino all'italiano


La lingua latina era formata da dieci vocali; cinque di queste vocali erano le medesime del latino moderno e potevano essere articolate brevi e articolate lunghe. Nel vocalismo latino presto però iniziò a prevalere non più l'elemento quantitativo, bensì l'elemento del timbro (si propendeva quindi maggiormente per la qualità anziché per la quantità)
Per quanto riguarda invece il consonantismo, un elemento importante a cui si assistette era la perdita delle consonanti finali e anche la sonorizzazione delle lettere sorde intervocaliche p, t e k.
Oltre alle evoluzioni di tipo vocalico e consonantico ci sono stati anche dei veri e propri cambiamenti in termini prettamente lessicali:
-nel latino volgare ad esempio scomparve l'utilizzo di alcune parole che erano tipiche del latino elevato;
-iniziarono anche ad essere utilizzate e privilegiate delle radici appartenenti ad un registro espressivo aventi una trasparenza più evidente;
-Iniziarono ad essere utilizzate parole maggiormente corpose;
-si prediligevano delle scelte lessicali con maggiore corpo fonico e dotate di maggiore espressività;
-si iniziarono ad utilizzare anche altre parole;
-molto importante fu anche l'influenza della semantica cristiana sul latino.

Parole dell'italiano derivanti dal latino

Esistono delle parole italiane che derivano dalla lingua latina, molte delle quali ci sono pervenute soprattutto da fonti scritte e librarie colte. Molte parole infatti che fanno parte anche della nostra sintassi le abbiamo adottate proprio dal latino colto e vengono chiamate oggi "latinismi". Sono circa un centinaio le parole che l'italiano ha ereditato dal latino, come ad esempio acqua che deriva dal latino aqua; bue che deriva dal latino bus; uomo che deriva dal latino homo; alto che deriva dal latino altus; caldo che deriva dal latino calidus e tante altre.
Altre parole sono giunte, come detto prima, a noi direttamente dai testi degli autori classici oppure sono giunte nella lingua parlata attraverso il lessico agricolo e queste parole sono per esempio sostantivi legate alla fauna, alla flora, all'ambito agricolo.

Evoluzione linguistica in Italia

L'Italia in epoca medievale assistette alle varie incursioni dei popoli barbarici che però non lasciarono delle tracce scritte delle loro lingue. Le prime tracce scritte iniziarono a comparire nella Penisola italiana dopo l'anno 1000, In questo periodo le varie popolazioni italiche parlavano comunque un proprio volgare che era assai differente dal latino classico. Il latino inoltre veniva parlato dalle classi sociali colte e quindi di esso se ne faceva un uso ristretto.
A partire dal XIII secolo il volgare iniziò poi finalmente ad essere utilizzato anche a livello letterario per la prima volta. Inoltre tra i primi documenti in volgare si ricordano i documenti d'archivio, come per esempio i rogiti.
Tra gli scrittori che in questo periodo iniziarono a scrivere in volgare ricordiamo ad esempio Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio. Nel corso del Cinquecento poi fu molto importante l'evoluzione linguistica, in quanto il volgare di Dante, Boccaccio e Petrarca fu utilizzato come modello linguistico privilegiato per autori importanti come ad esempio Pietro Bembo e altri scrittori importanti dell'era rinascimentale.
Mentre tra Settecento e Ottocento una delle lingue letterarie che si predilesse fu il francese, dalla fine dell'Ottocento in poi iniziò ad affermarsi anche un italiano prettamente letterario che però non veniva utilizzato nel linguaggio parlato che ancora era caratterizzato dall'affermazione delle varianti dialettali che erano presenti nelle varie Regioni italiane che erano state solo da poco inglobate nel Regno d'Italia. Sarà proprio nell'Ottocento che iniziò a scatenarsi il dibattito linguistico che prevedeva la creazione di una lingua italiana comune per tutti anche a livello parlato. Il Manzoni ad esempio fu colui che identificava nel fiorentino il modello perfetto di lingua comune a tutti. Fu definitivamente a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento che l'italiano divenne lingua comune parlata da tutti.

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