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Il Medioevo inizia nel 476 con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e finisce nel 1492 con la scoperta dell'America; si divide rispettivamente in alto e basso. L'Alto Medioevo finisce nell'anno 1000 (data convenzionale) o nel 1022, con la conquista normanna dell'Inghilterra, mentre il Basso Medioevo inizia subito dopo l'anno 1000. Il termine Medioevo, inizialmente, aveva un'accezione negativa, ma, recentemente, questo periodo è stato rivalutato, in quanto tappa fondamentale della formazione dell'Europa.

La visione dell'uomo medievale

L'uomo antico credeva che il futuro fosse indeterminato e la storia fosse circolare, invece per l'uomo medievale il futuro era determinato: nell'anno 1000 ci sarebbe stato il giudizio universale, quindi la vita terrena sarebbe stata una tappa di passaggio per la vita eterna (visione millenaristica). In questo modo inizia a diffondersi il contemptus mundi, ovvero il disprezzo del mondo e dei beni terreni.

L'economia feudale

Durante il Medioevo si diffonde un'economia di tipo feudale, in quanto il sovrano stava perdendo il proprio potere e i grandi proprietari, invece, accrescevano il proprio potere. Il re poteva cedere un feudo (terreno) a una persona fidata, chiamata vassallo, attraverso una cerimonia chiamata investitura. A sua volta il vassallo poteva cedere una parte del proprio feudo a un soldato che si era distinto in battaglia (valvassore) che assumeva gli stessi diritti e doveri che aveva il vassallo verso il sovrano. La stessa cosa accadeva tra valvassino e valvassore. L'economia feudale si basava sulla Curtis romana (una sorta di azienda agricola) che era divisa in:
- pars dominica, appartenente al signore, nella quale vi era l'abitazione di quest'ultimo e i terreni venivano coltivati dai servi domestici, che erano, quindi, legati alla terra, infatti venivano chiamati servi della gleba;
- pars massaricia, divisa in mansi (terreni), e abitata e lavorata da contadini, che dovevano prestare giornate di lavoro gratuito al signore, chiamate corvées.

La divisione sociale in tre ordini

Secondo il vescovo francese Adalberone di Laon la società poteva essere divisa in tre classi sociali, che rispecchiavano la Trinità divina. I tre ordini erano:
- oratores (coloro che pregano), quindi gli ecclesiastici, e nobili;
- bellatores (coloro che combattono), quindi soldati e cavalieri, che dovevano difendere i confini dell'impero;
- laboratores (coloro che lavorano), quindi contadini e servi, che dovevano lavorare i terreni del signore.

La nascita dei volgari

Nell'antica Roma, la lingua ufficiale era il latino. Ma con l'avvento dell'anno 1000 iniziò a distinguersi il latino classico, ovvero utilizzato nei documenti importanti e nelle cerimonie religiose, e il latino parlato dal popolo o latino volgare (dal latino "vulgus", ovvero popolo), che, con le numerose invasioni barbariche, iniziò a differenziarsi anche nelle diverse parti dell'Europa. Per questo si crearono due ceppi linguistici:
- a nord il germanico, da cui derivano il tedesco, il danese, l'anglo-sassone, il norvegese e il danese;
- a sud il neolatino, da cui derivano l'italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese e il romeno.

L'importanza dei monaci

Durante il Medioevo si diffonde il cenobitismo, ovvero la convivenza tra monaci, quindi non più la predicazione singola, ma in gruppo. Il cenobitismo venne introdotto dall'egiziano Pacomio, mentre in Occidente da san Benedetto. Quest'ultimo si ritirò in una grotta presso Roma e venne seguito da altri monaci, creando così la prima comunità monastica. Inoltre, san Benedetto fondò il primo monastero a Montecassino ed è autore della Regola benedettina secondo il precetto "ora et labora" (prega e lavora). Infatti i monaci non solo dovevano pregare, ma anche coltivare i propri terreni e offrivano ospitalità alla popolazione in caso di invasioni barbariche. I monaci erano divisi in:
- domenicani, guidati da Domenico di Guzman, che combattevano le eresie;
- francescani, fondati da Francesco d'Assisi, che aiutavano maggiormente la popolazione comune, quindi le persone più umili.
Nei monasteri più importanti vi erano le biblioteche e gli scriptoria, ovvero dei luoghi nei quali i monaci (amanuensi) ricopiavano i libri antichi. Questo lavoro richiedeva numeroso tempo e gran quantità di denaro, per questo i libri erano in mano di pochi. Infatti non tutti potevano andare nelle biblioteche a consultare dei libri, ma solo i monaci e i nobili.

I generi letterali della produzione latina

I generi più diffusi erano: l'agiografia (le storie delle vite dei santi), gli erbari (raccolte delle erbe con tutte le proprietà curative), l'exemplum (storie da cui trarne un insegnamento morale), i lapidari (prerogative delle pietre, soprattutto preziose), i bestiari (elenco degli animali, anche fantastici), le visioni (descrizione regni ultramondani) e la poesia goliardica (poesia allegra e divertente, inventata da studenti chiamati goliardi).

I quattro sensi delle scritture

Il senso letterale consiste nell'intrerpretazione del testo così com'è, quindi con un significato letterale; il senso allegorico consiste nella reinterpretazione di un testo, rimandando a un altro significato; il senso morale consiste nel trarre dal testo un insegnamento; il senso anagogico consiste nel rimandare il significato del testo ai misteri della religione e della fede. Un modo per ricordarli è la seguente frase: "La lettera insegna i fatti, l'allegoria ciò a cui devi credere, il senso morale ciò che devi fare, il senso anagogico ciò a cui devi tendere".

La Scuola Palatina e la Scolastica

La Scuola Palatina fu istituita da Carlo Magno ed era presieduta dal vescovo di York, Alcuino. La Scuola Palatina era un cenacolo di intellettuali, che si riuniva periodicamente ad Aquisgrana. Tra gli esponenti più importanti ricordiamo Eginardo, il biografo ufficiale di Carlo Magno. Le materie insegnate si dividevano in Trivio (retorica, dialettica e grammatica) e Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica).

Molto importante è anche la Scolastica, un circolo fondato da San Tommaso D'Aquino, che voleva creare un equilibrio tra fede e religione. Inoltre, la filosofia di Aristotele veniva reinterpretata in chiave cristiana. La Scolastica si basava sull'enciclopedismo, secondo il quale l'uomo dotto medievale non doveva essere esperto in una sola disciplina, ma in tutto (dalla letteratura alla scienza).

L'Indovinello veronese e il Placito di Capua

Una delle più importanti testimonianze scritte in volgare italiano è l'Indovinello veronese, scritto da un anonimo amanuense veronese. Questo testo si trovava nella parte inferiore di una pagina del testo sacro che il monaco stava ricopiando. La traduzione è la seguente: "Teneva davanti a sé i buoi, arava bianchi campi, aveva un bianco aratro, e seminava neri semi. Ti rendiamo grazie, oh Dio onnipotente". Molte sono le interpretazioni di questo testo, ma la più accreditata è questa: "Teneva davanti a sé i buoi = le dita delle mani; arava bianchi campi = le pagine bianche del libro che stava ricopiando; aveva un bianco aratro = la penna con la piuma d'oca; seminava neri semi = l'inchiostro, quindi le parole.
Molto importante è anche il Placito di Capua, scritto da un giudice, tenuto, appunto, a giudicare la disputa per la successione di un terreno da parte di un nobile e di un gruppo di monaci di Montecassino. Il testo è in latino classico, in quanto documento ufficiale, ma l'importanza sta nella trascrizione testuale delle parole dei monaci, pronunciate in latino volgare. Per questo il Placito capuano è un'importante testimonianza scritta di volgare italiano.

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