Concetti Chiave
- Nei primi secoli del Medio Evo, il latino era la lingua della cultura romana, usata solo da una ristretta élite intellettuale.
- Il latino letterario, formale e regolare, si distingue dal latino parlato, che era più libero e ricco di espressioni familiari.
- Il sermo vulgaris si differenziò in molte varietà locali, influenzato dalle lingue preesistenti e dalle modifiche delle comunità.
- Le differenze tra le varianti locali del latino parlato erano significative, ma la rete di scambi culturali manteneva una base comune di comprensione.
- L'amministrazione romana e istituzioni come la scuola e l'esercito hanno contribuito a limitare la separazione linguistica tra le varie regioni.
Lingua della cultura romana
Nei primi secoli del Medio Evo la lingua della cultura romana era esclusivamente il latino, la lingua impiegata da una ristretta cerchia di intellettuali, mentre tutto il resto della popolazione ignorava ed usava per le necessità quotidiane della vita associata altri idiomi, detti volgari.
Distinzione tra latino letterario
Già nel corso della civiltà classica occorre distinguere il latino letterario, quello usato dai grandi scrittori nei documenti ufficiali (leggi, editti, trattati), dal latino parlato correntemente. La lingua parlata è sempre molto diversa da quella scritta, colta: è più libera, meno regolare nell’uso dei termini e della sintassi, ricca di parole e modi di dire che la lingua letteraria disdegna come troppo familiari e volgari. Così era anche per il latino classico (anche se possiamo più che altro supporlo per congettura, dato che ci sono pervenuti scarsissimi documenti della lingua parlata quotidianamente).
Evoluzione del sermo vulgaris
Durante i secoli dell’Impero questo latino parlato, o sermo vulgaris, si era ulteriormente differenziato in una miriade di varietà locali: il latino parlato da un contadino della Gallia era diverso da quello parlato da un contadino italico o della penisola iberica. Questo perché tali linguaggi subivano l’influenza delle parlate precedenti alla conquista romana, che avevano lasciato residui nella pronuncia, nella morfologia, nel vocabolario, nella sintassi (effetti delle lingue di sostrato); inoltre, come sempre avviene, ogni comunità o gruppo, grande o piccolo, tendeva ad apportare modificazioni, introdurre modi di dire che valevano solo in quel determinato ambito e lo differenziavano dagli altri. Comunque la fitta rete di scambi che avvenivano tra le varie regioni dell’Impero e la presenza capillare dell’amministrazione romana e di istituzioni come la scuola e l’esercito impedivano una totale separazione linguistica e consentivano la permanenza di una base comune di comprensione.
Domande da interrogazione
- Qual era la lingua della cultura romana nei primi secoli del Medio Evo?
- Qual è la differenza tra latino letterario e latino parlato?
- Come si è evoluto il sermo vulgaris durante l'Impero?
Nei primi secoli del Medio Evo, la lingua della cultura romana era esclusivamente il latino, utilizzato da una ristretta cerchia di intellettuali, mentre la maggior parte della popolazione parlava idiomi volgari per le necessità quotidiane.
Il latino letterario era usato dai grandi scrittori e nei documenti ufficiali, mentre il latino parlato, più libero e meno regolare, differiva notevolmente dalla lingua scritta, contenendo espressioni familiari e volgari che non erano accettate nella forma letteraria.
Durante l'Impero, il sermo vulgaris si differenziò in molte varietà locali, influenzate dalle lingue precedenti alla conquista romana e dalle modifiche apportate da diverse comunità, pur mantenendo una base comune grazie agli scambi e all'amministrazione romana.