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descrizione del personaggio di Lancillotto


La figura di Lancillotto


Etimologia del nome Lancillotto


Lancillotto compare come figura nell’opera di Chrétien de Troyes che operò dal punto di vista letterario nel corso del XII secolo. In merito al suo nome, questo non è di origini celtiche, bensì - secondo varie interpretazioni - potrebbe significare Lance, il figlio di Lot (da Lance ap Lot) oppure “nobile”, con derivazione dall’ebraico “Aziloth”.

Descrizione del personaggio nella letteratura


Lancillotto appare per la prima volta nell’opera di Chrétien de Troyes dal titolo Erec et Enide e fa parte dei cavalieri della Tavola Rotonda. Inoltre appare anche nell’opera Cligès, in cui è l’antagonista dell’eroe della storia raccontata. E’ in “Lancillotto” che conosceremo il vero e proprio personaggio del cavaliere della Tavola Rotonda che farà battere il cuore della regina Ginevra, moglie di re Artù. Ed è proprio in questo racconto che Lancillotto ricopre la figura dell’amante della regina che noi tutti conosciamo. La storia raccontata è incentrata sul salvataggio della regina Ginevra che è stato rapita da Maleagant, inizialmente uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, poi diventato successivamente uno degli antagonisti più noti di Re Artù, il quale la ha imprigionata nel suo castello. Il salvataggio di Ginevra in questo caso lo deve portare avanti Lancillotto e non il re Artù in persona. Lancillotto è invece un personaggio secondario in una delle ultime opere di Chrétien de Troyes.

Storia della vita di Lancillotto


Lancillotto faceva parte di una famiglia reale: secondo delle fonti suo padre era Re Ban di Benoic e sua madre invece era la regina Elena. Suo padre morì, secondo fonti, o mentre cercava di sedare una rivolta dipendente dalla sua crudeltà o per potersi difendere dal suo acerrimo nemico Claudas. Lancillotto fu rapito in tenera età dalla Dama del Lago che lo portò nel suo regno. A 15 o 18 anni Lancillotto chiese ed ottenne di abbandonare il regno per poter diventare Cavaliere della Tavola Rotonda presso la corte di re Artù. In seguito l’intrepido cavaliere scoprì di essere di stirpe reale e riuscì dunque a riottenere il posto che gli era dovuto nella società. Ci sono numerose varianti della storia di Lancillotto: infatti secondo varie versioni egli, dopo aver sconfitto Claudas, regnò su una terra ereditata dalla moglie Iblis, mentre altre versioni parlano continuamente della sua relazione proibita con la moglie di re Artù, la regina Ginevra.
La sua passione per Ginevra era talmente grande che tra i due amanti nacque una vera e propria relazione d’amore. Come tutti gli uomini anche Lancillotto subiva il fascino femminile, a tal punto che fu sedotto dalla figlia del Re Pescatore, da cui ebbe anche un figlio, Galahad che in futuro avrebbe anche vinto il Graal.
Essendo venuta a conoscenza del fatto, Ginevra divenne gelosissima a tal punto che per evitare di impazzire, Lancillotto decise di scegliere la via dell’esilio. Dedicò quindi i suoi anni alla ricerca del Graal, che vide ma non vinse. In seguito anche Re Artù venne a conoscenza della relazione tra sua moglie e il prode cavaliere a tal punto che li sorprese insieme. Le conseguenze furono la fuga di Lancillotto e la condanna al rogo per Ginevra. Il cavaliere cercò di salvare la sua amata, scontrandosi con vari cavalieri della Tavola Rotonda e lo stesso Re Artù. Questi scontri però furono interrotti prima dall’invasione romana e poi dal tradimento da parte di Mordred che si scontrò con Re Artù. Sopravvissuto ai combattimenti, egli scelse di diventare un eremita.
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