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Umanesimo e rinascimento

Quando abbiamo studiato Boccaccio, abbiamo detto che egli prefigura l’umanesimo. Quando parliamo di umanesimo parliamo di humanae litteae, cioè quegli studi che sono funzionali alla configurazione dell’essere umano. Nel Medioevo avevamo una visione geocentrica, nell’umanesimo una visione antropocentrica, si comprende attraverso la ragione. L’antropocentrismo è la valorizzazione dell’identità di un individuo, ma non vuol dire individualismo. L’umanesimo è antropocentrismo, capacità dell’umo di incidere sulla natura. La natura non viene considerata come sola manifestazione del divino, ma come un terreno su cui l’uomo può insistere per modificarla, ma senza violarla, senza distruggerla, anzi rispettandola. Tutta questa ricchezza deriva dai classici. La storia acquista un suo significato attraverso la rivelazione cristiana, il che vuol dire che la storia che viene prima di Cristo è un momento di preparazione al suo avvento. Non è assolutamente da cancellare, ma non è nemmeno così importante, se è ciò che serve a preparare il meglio, quindi il cristianesimo. Nel mondo medioevale tutto viene riorganizzato sotto quell’unico aspetto che è l’eternità (sub specie aeternitatis). Nell’umanesimo invece, si restituisce dignità ad ogni periodo storico. Tutti i libri che sembravano poco ortodossi non venivano più ricopiati, quindi la Chiesa decide di recuperare i testi in base ad un pensiero cattolico. In questo periodo Lorenzo Valla dimostra che la donazione di Costantino è falsa. Lorenzo Valla dice che Costantino non ha donato le terre al papa, perché il papa doveva soltanto occuparsi delle faccende della chiesa. Dante verrà tratto in inganno dalla donazione di Costantino e ne fa anche un’opera, il de monarchia. Ci vuole l’umanesimo per far venire alla luce il fatto che la donazione di Costantino fosse falsa.

La quarta epoca virgiliana parlava di un puer che avrebbe cambiato la storia e avrebbe dato origine ad una nuova età dell’oro. Virgilio aveva capito che questo puer potesse essere Gesù Cristo. Quando l’opera viene letta nell’Umanesimo l’opera viene storicizzata. L’obiettivo della filologia è quello di riportare l’opera al tempo in cui è stata scritta. Gli uomini dell’umanesimo comprendono che i classici sono stati concepiti in un momento in cui si era giunti ad una perfezione di bellezza, ma vogliono aggiungere qualcosa di nuovo, vogliono aggiungere un loro contributo.
Nell’Umanesimo abbiamo due momenti: l’umanesimo civile, in cui si vuole costruire una nuova idea di cittadinanza. All’epoca il cittadino era colui che era responsabile dei suoi doveri e dei suoi diritti. L’autore latino che viene ripreso molto nell’Umanesimo è Cicerone. Cicerone è molto indignato contro Verre, governatore della Sicilia, e scrive le Verrine. Nelle sue orazioni mette in luce la corruzione dei tempi di Roma. Lo stile di Cicerone viene molto ammirato, abbiamo una principale con tante subordinate, che sono magistralmente rette dalla principale. Cicerone adopera un sistema di simmetria e armonia che ci fa capire quanto valida sia la sua capacità razionale. Cicerone è l’esempio della prosa. Ovidio, Virgilio e Orazio sono invece esempi della poesia, molto apprezzati nell’Umanesimo. Questi autori sono però collocati nel loro tempo, sono esempi di perfezione che però è una perfezione che appartiene al passato. C’è una cesura fra il passato e il presente: mentre si guarda ai classici come modelli valoriali, al tempo stesso i classici restituiscono un’idea di bellezza e perfezione che sono ormai passate, e che devono essere ricercate nel presente.
L’Italia è una costellazione di stati regionali. In questo periodo si vanno affermando le signorie, come quella di Firenze, con la famiglia dei Medici; Mantova, con i Gonzaga; ferrara, con la famiglia Deste; Milano, con i Visconti e gli Sforza. Un personaggio che merita molta attenzione è Lorenzo de I Medici, detto il Magnifico, soprannominato l’ago della bilancia. In un periodo di guerre contrassegnato dalla lotta tra le varie signorie, viene meno l’umanesimo civile, viene meno la figura del cittadino che può cambiare il volto del suo paese, perché impegnato nella militanza. Alla città si va sostituendo la signoria. Il militare è molto importante, vine istituito a corte. Queste famiglie, in un periodo di crisi politica, hanno investito in armi e in bellezza, lasciandoci palazzi e reggie che all’epoca erano il simbolo del loro potere. La ricchezza rinascimentale di Roma la dobbiamo ai papi, Raffaello, Michelangelo. Si investe nella cultura. Lorenzo il magnifico è un politico eccellente, che riesce a mantenere la pace fino alla sua morte. Lo sfascio avverrà quando egli morirà, nel 1492. Oltre ad essere un grande politico, è anche un grande letterato. Egli richiama a corte il Mecenatismo. Richiama a corte il Poliziano, un grande scrittore dell’epoca. Lo stesso Lorenzo scrive tante opere di carattere diverso. Una delle più importanti è l’inno di Bacco e Arianna, un canto che viene letto durante il carnevale. Questo inno ha uno stile e una ritmica popolare. Il celebre ritornello racchiude in sé stesso il significato dell’umanesimo: si parla di giovinezza, si parla di bellezza, e in questo periodo incontreremo l’edonismo rinascimentale, cioè vivere secondo il piacere, secondo la natura, dominare la natura attraverso il controllo della ragione. Già nel Decameron possiamo vedere come Gismunda, Elisabetta, mantengono un decoro, una lucidità, nel controllo del loro amore, che richiama all’edonismo dell’Umanesimo. Edonè in greco vuol dire piacere, il piacere è vivere secondo natura. La capacità di cogliere attraverso i sensi nella bellezza trova espressione nel canto di Bacco e Arianna, in cui troviamo una sfilata di carri come avviene ai nostri tempi. Bacco, il dio del vino, e Arianna, colei che è stata piantata in asso dall’eroe Teseo, sono i primi a sfilare in questo corteo. Arianna è stata confortata dal bacco, infatti nel mito si racconta che Bacco interviene a consolare Arianna dopo che è stata abbandonata. Abbiamo anche il trionfo di Sileno, il capo dei satiri. Sileno soffre, è anziano, ma a suo modo cerca di trarre piacere da quello che può. Abbiamo poi il re Mida: tutto quello che Mida tocca diventa d’oro. Secondo il mito era stato lui a fare questa richiesta, ma ad un certo punto non provò più piacere nella ricchezza. Nella conclusione Lorenzo invita tutti a partecipare alla gioia del carnevale, sia i vecchi, sia i giovani, ma anche un invito al carpe diem, cioè a cogliere l’attimo. Avremo quindi questa componente nell’umanesimo, che è una componente idealizzate. Questa componente viene fornita da un’altra componente filosofica, il neoplatonismo, cioè un ritorno a parole. Un esempio grandioso della cultura neoplatonica ce lo fornisce Botticelli, con la sua primavera e la Venere del Botticelli.

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