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Rinascimento – le contraddizioni


Questa età – fra la morte di Lorenzo de’ Medici e il trattato di Cateau Cambrésis – è stata detta del “rinascimento”, un termine che ha avuto una lunga e varia fortuna e che recentemente è stato variamente contestato. Coniato, infatti, a designare la letteratura e le arti del primo Cinquecento, esso è stato esteso poi a indicare quella età, in tutta la molteplicità dei sui aspetti. Pertanto è stato facile osservare che le caratteristiche che connotano la cultura e le arti della società cortigiana non sono proprie di altri gruppi culturali; sicché battezzare come “rinascimento”, in quel senso, tutto il secolo, significherebbe compiere un’operazione classisticamente riduttiva, appuntando l’attenzione su una parte sola della complessa vita di quel tempo. Egualmente, è stato facile osservare che il processo storico non si svolse allora, come non si svolge mai, con lo stesso ritmo e le stesse cesure in tutte le attività dell’uomo, sicché le partizioni cronologiche valide per la letteratura e le arti non sono altrettanto valide per l’economia, la vita sociale, le scienze, e via dicendo. Tuttavia, pur tenendo presenti queste osservazioni, si è continuato e si continuerà ad usare il temine “rinascimento”, sia perché ormai tradizionale, sia perché appare adatto alla letteratura, attività per la quale il termine è stato coniato e alla quale maggiormente si attaglia.
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